Cronaca / Giudiziaria

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Minacce a ex premier: accuse anche per Pintabona e Altomare

Nuovo arresto per Lavitola: estorsione ai danni di Berlusconi

L’editore de “L’Avanti” è già in carcere a Poggioreale

Nuovo arresto per Lavitola: estorsione ai danni di Berlusconi
04/08/2012, 09:40

ROMA - C’è una nuova accusa che pende sulla testa di Valter Lavitola, già in carcere per l’inchiesta sui finanziamenti all’editoria. È quella di estorsione aggravata ai danni dell’allora premier Silvio Berlusconi, per la quale una nuova misura cautelare di arresto è stata disposta per il faccendiere napoletano. Per la stessa accusa, insieme all’ex direttore de “L’Avanti”, è stato deciso un provvedimento di custodia cautelare in carcere anche per Carmelo Pintabona, esponente delle associazioni siciliane del Sud America. Indagata anche una terza persona, Francesco Altomare, per il quale il gip non ha però accolto la richiesta di arresto della Procura. Oltre che di estorsione nei confronti di Berlusconi, l’accusa per Pintabona e Altomare  è di intestazione fittizia di beni e di favoreggiamento nei confronti di Lavitola: lo avrebbero infatti aiutato a rimanere latitante, mettendogli a disposizione 100.000 euro e un computer grazie al quale, tramite Skype, Lavitola aveva la possibilità di comunicare con l’Italia.

Secondo quanto emerso nella prima fase delle indagini, per ottenere da Silvio Berlusconi cinque milioni di euro, Lavitola, Pintabona e Altomare avrebbero minacciato l’ex premier “di rivelare all’autorità giudiziaria circostanze di fatto penalmente rilevanti e pregiudizievoli per la sua posizione giuridica e per la sua immagine pubblica”: è così che Lavitola, attraverso Pintabona, avrebbe chiesto all’allora premier la somma cospicua di denaro, durante la latitanza trascorsa all’estero dopo il suo coinvolgimento nel caso Tarantini.


LA LETTERA DI LAVITOLA A BERLUSCONI

Gli inquirenti della Procura di Napoli hanno sequestrato dal pc di Mauro Velocci, imprenditore e presidente del consorzio di imprese interessato alla realizzazione di carceri a Panama, una lettera di Valter Lavitola, indirizzata a Silvio Berlusconi. “L’unica cosa che non consentirò - scrive il faccendiere - è che, anziché essere considerato un amico disposto a sacrificarsi senza aver mai ottenuto nulla, venga qualificato come un piccolo truffatore che approfittava della sua fiducia”. Nella lettera si fa riferimento alla vicenda dell’imprenditore Gianpaolo Tarantini, che era coinvolto con Lavitola nella indagine dei presunti ricatti al premier, e alla storia dei 500mila euro che Berlusconi avrebbe corrisposto a Lavitola. L’ex direttore dell’Avanti scrive: “Tengo a chiarirLe che dei 500mila euro incassati (...) sono ancora in possesso di euro 144.500 Suoi, che al più presto, come è ovvio, Le restituirò”. Ai magistrati Lavitola ha detto che la lettera non è mai stata trasmessa a Berlusconi.

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di Redazione
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