Cronaca / Cronaca

Commenta Stampa

Si commemora, ma spesso non si sa cosa

Oggi è la Giornata della memoria. Ma per ricordare cosa?


Oggi è la Giornata della memoria. Ma per ricordare cosa?
27/01/2010, 10:01

Il 27 gennaio 1945 l'esercito russo in avanzata arrivò nel campo di concentramento di Auschwitz, dove ormai erano rimasti solo poche migliaia di persone, per l'esattezza meno di 3000. Ed oggi si commemora la Giornata della Memoria, nell'anniversario di quel giorno. Ma esattamente cosa commemoriamo?
Basta leggere in giro per saperlo: la morte di 6 milioni di ebrei nei campi di concentramento, di sterminio e di lavoro dei nazisti. Auschwitz, Dachau, Treblinka, Flossenburg sono nomi entrati nella storia; e sono tra le pagine peggiori. Ma è tutto qui? Per i sionisti e gli ignoranti sì. Questa è la Shoah, e solo di questa si deve parlare.
Ma poi c'è la storia vera. I fatti realmente accaduti, dei quali nessuno parla. Nei campi di lavoro, di sterminio e di concentramento nazisti gli ebrei erano solo una piccolissima parte, circa un terzo del totale. Insieme a loro c'erano zingari, omosessuali, oppositori politici, prigionieri di guerra, semplici individui che, pur non avendo fatto nulla di male, avevano magari avuto qualche sfortuna. Come i 142 abitanti di Lidice, un paesino nell'attuale Repubblica Slovacca. Quando due cecoslovacchi, addestrati dagli inglesi, uccisero Reinhard Heidrich, nominato "Governatore del Protettorato di Boemia e Moravia" (termine con cui si intendeva una parte della Cecoslovacchia, ndr), colpendolo con una bomba a mano mentre si recava al lavoro, gli abitanti di Lidice furono accusati di avere aiutato gli attentatori e deportati tutti. E non solo, ci furono anche molti italiani che subirono questa sorte; per esempio il fratello di Sandro Pertini, giusto per fare un nome conosciuto ai più. Ma non fu il solo. Per non parlare dei tedeschi: tutti coloro che in una maniera o nell'altra avevano disturbato Hitler durante la sua ascesa al potere e che non furono eliminati nella Notte dei Lunghi Coltelli, trovarono la morte nei campi di concentramento. Addirittura, dopo l'attentato del luglio 1944, al quale Hitler sfuggì per miracolo, anche le famiglie degli ufficiali tedeschi ritenuti - a torto o a ragione - coinvolti nella preparazione dell'attentato vennero deportate, chi da una parte chi dall'altra.
E non è finita qui. Perchè fin dal 1941, nell'est europeo, in esecuzione degli ordini di Himmler che volevano la pulizia etnica dagli slavi, ci furono massacri di intere cittadine, oltre che di villaggi. Alcuni sono noti: a Minsk le SS uccisero oltre 25 mila persone in una giornata; a Babi Yar (in russo "il sentiero della vecchia"), solo due persone sopravvissero - sebbene ferite - allo sterminio della popolazione di una zona di Kiev. Molti altri non hanno visto superstiti, perchè gli Einsatzgruppen (i gruppi di SS che si occupavano di queste stragi) ovviamente non lasciavano testimoni. Ma di costoro nessuno parla. Si parla solo degli ebrei, ma non degli altri. Ed in questa maniera si diventa complici di quel crimine.
E si diventa ancora più complici quando si ignorano i campi di concentramento o di sterminio o di lavoro che esistono oggi nel mondo. Ovviamente nessuno li chiama così, ma lo scopo è lo stesso: sterminare le popolazioni che si odiano. E così abbiamo Israele che ha trasformato la striscia di Gaza in un ghetto a cielo aperto, e ne sta sigillando una per una tutte le aperture. Già siamo arrivati che hanno proibito alle delegazioni straniere di entrare a Gaza; evidentemente vogliono evitare che si sappia di come i cittadini stanno morendo di fame e di sete, visto che tutti i terreni coltivabili sono stati distrutti dagli israeliani; le sorgenti vengono distrutte o deviate in territorio israeliano; i desalinizzatori per rendere potabile l'acqua di mare sono stati distrutti un anno fa durante i bombardamenti dell'operazione "piombo fuso" e non è mai stato permesso l'ingresso delle nuove attrezzature. Così come non viene permesso l'ingresso di cibo, da gennaio scorso, all'interno della Striscia, o di medicinali. E i pochi pecherecci che si sono azzardati ad andare a pescare sono stati affondati a cannonate dalle motovedette israeliane, che hanno formato un blocco illegale in quella parte di Mediterraneo. Lo stesso - anche se con ovvie differenze locali - accade in Tibet, dove il governo cinese sta sterminando i tibetani; o in Cecenia, dove i russi stanno sterminando le popolazioni autoctone; o un Afghanistan, dove i soldati americani stanno tentando di sterminare le persone di etnia pashtun che abitano nel Waziristan, la zona montuosa al confine col Pakistan; o in Sudan, dove il governo sta procedendo alla pulizia etnica delle popolazioni del Darfur. E potrei continuare a lungo, perchè sono tanti i casi del genere.
Ma stando così le cose, tutti quelli che dicono "Non bisogna dimenticare" o "Mai più" e poi non fanno niente per risolvere queste stragi o continuano a ricordare solo quello che gli fa comodo, si dimostrano complici dei nazisti odierni. E non conta che questi ultimi abbiano sostituito la croce uncinata con la stella di David, la bandiera rossa o quella a stelle e strisce. Sono i degli eredi di coloro che 65 anni fa facevano passare le persone sotto la derisoria scritta "Il lavoro rende liberi" di Auschwitz.

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©