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Governo italiano si è appellato dopo la sentenza di I° grado

Oggi si decide sul ricorso italiano per il crocefisso


Oggi si decide sul ricorso italiano per il crocefisso
30/06/2010, 16:06

STRASBURGO - La Grande Camera della Corte europea dei Diritti dell'Uomo si trova oggi a discutere dell'Italia, e più esattamente dei crocefissi nei luoghi pubblici. Tutto è iniziato dal ricorso di una signora di Abano Terme, in provincia di Padova, di origine finlandese, che protesta per la presenza del crocefisso nell'aula delle sue figlie, che non sono cattoliche. A questo punto la signora fa ricorso al Tar, sostenendo che la decisione viola il principio costituzionale di laicità dello Stato. Il Tar, pur affermando che per legge il crocefisso può stare in aula, riscontra profili di valutazione costituzionale e quindi manda gli atti alla Corte Costituzionale. La quale rigetta il ricorso, perchè si tratta di norme regolamentari, che non hanno rilievo costituzionale. Infatti si tratta di due Regi decreti (uno del 30 aprile 1924 ed uno del 26 aprile 1928) che prevedono l'esposizione nelle classi del crocefisso, della bandiera italiana e del ritratto del re.
Quindi gli atti tornano al Tar, che conferma il suo rigetto del ricorso; decisione confermata anche dal Consiglio di Stato, a cui la signora Soile Lautsi, cioè la ricorrente, si appella. Ma decisa ad andare avanti, la signora Lautsi va alla Corte Europea, che lo scorso novembre boccia la decisione dell'Italia e dichiara che la presenza del crocefisso è una violazione della libertà dei genitori a crescere ed educare i figli come meglio aggrada loro. La sentenza non impone di togliere il crocefisso, ma - e forse questo è ancora peggio per l'estremismo cattolico che pervade le scuole - vieta l'imposizione di qualsiasi simbolo religioso.
Da qui il ricorso del governo italiano, che, con una singolare contraddizione, sostiene che l'imposizione del crocefisso fa parte delle tradizioni di accoglienza di tutte le culture religiose da parte del nostro Stato. E tocca alla Grande Camera della Corte decidere di accogliere o meno la richiesta di annullamento della sentenza avanzata dal nostro governo.

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di Antonio Rispoli
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