Cronaca / Nera

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Gli agguati segnarono l’avvicendamento dei clan

Omicidi per la Nuova Famiglia, misure cautelari per boss

Risolti i cold case di Silvestri e La Monica

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Omicidi per la Nuova Famiglia, misure cautelari per boss
27/01/2011, 12:01

NAPOLI – Hanno un nome, a venti anni di distanza, gli assassini del boss Aniello La Monica e Domenico Silvestri, uccisi negli anni ’80, quando era in corso la guerra di camorra tra la Nco di Raffaele Cutolo e la Nuova Famiglia, la confederazione di clan creata ad hoc dai boss Carmine Alfieri, Luigi Giuliano, Lorenzo Nuvoletta e i Casalesi di Antonio Bardellino.
Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile della Questura di Napoli e coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia partenopea, hanno portato all’emissione di sei ordinanze di custodia cautelare in carcere firmate dal gip napoletano nei confronti di Antonio e Raffaele Abbinante, rispettivamente 53 e 61 anni; il boss del narcotraffico di Scampia e Secondigliano Paolo Di Lauro, 58 anni, noto come 'Ciruzzo il milionario'; Carmine Minucci, 50 anni; e Maurizio Prestieri, 50anni, uno dei piu' fidati collaboratori del capo del clan di Scampia. Il sesto arrestato è Rosario Pariante, 54 anni, anche lui al 41 bis, che con Di Lauro e' responsabile della morte di Aniello La Monica, insieme al boss Luigi Giuliano. A tutti e sei e' contestato il reato di omicidio aggravato dal metodo camorristico e per aver agevolato il sodalizio criminale Nuova Famiglia. Antonio e Raffaele Abbinante, con Carmine Minucci e Maurizio Prestieri, oltre che con Pariante, sono responsabili dell'omicidio di Silvestri, detto 'Mimi' la svergognata'.
I primi cinque sono già sottoposti al regime del 41 bis mentre Prestieri, collaboratore di giustizia, è detenuto agli arresti domiciliari.

Aniello La Monica, all’epoca boss di Secondigliano, fu ucciso il primo maggio 1982, a poco più di 40 anni, in piazza Zanardelli. Il commando di sicari lo attirò fuori casa con un tranello, poi lo investì con un’automobile. Gli spararono prima che potesse rialzarsi. Quell’omicidio è considerato il primo passo della carriera criminale di Di Lauro. L’altro cold case risolto è quello dell’omicidio di Domenico Silvestri, vittima di un agguato il 19 marzo 1989, sempre a piazza Zanardelli. I due omicidi, avvenuti a sette anni di distanza l’uno dall’altro, segnano l’avvicendamento del potere criminale nell’area Nord di Napoli, maturati nell’ambito dello stesso disegno espansionistico, per avvantaggiare la Nuova Famiglia di Carmine Alfieri.

Per ricostruire i due agguati, gli uomini della Mobile si sono avvalsi delle dichiarazioni di molti collaboratori di giustizia, dai boss Luigi Giuliano, Giuseppe Missi e Costantino Sarno, fino a Gaetano Guida e lo stesso Prestieri, segnano due momenti di svolta della guerra tra Nuova Famiglia e Nco di Cutolo, nonche' della vita criminale di Di Lauro. Quello del boss La Monica vede direttamente responsabili Raffaele Abbinante e Paolo Di Lauro, in veste anche di esecutore, entrambi 'colonelli' della vittima, ma contro i quali lo stesso Aniello La Monica aveva ordinato un agguato al quale erano scampati in maniera fortuita. Nella decisione di eliminare il loro capo, uno dei pochi vertici della camorra napoletana con forti legami con la mafia siciliana, Di Lauro e Abbinante erano appoggiati dai boss del cartello della Nuova Famiglia. Paolo Di Lauro, dopo quell'esecuzione, comincera' a strutturare il suo clan che fino al 2004, anno di una cruenta faida interna con 75 omicidi a Scampia e Secondigliano tra ottobre di quell'anno e febbraio 2005, sara' guidato da un direttorio di cui lui e' primus inter pares. Ed infatti, nel 1989, dovra' condividere 'per ragioni di camorra' l'omicidio di Silvestri, suo amico ma condannato dagli altri vertici del clan. L'agguato avvenne proprio nelle fasi finali del contrasto tra Nco e Nuova Famiglia, nel quartiere Monterosa, zona Secondigliano, e ne sono responsabili, secondo le indagini della Mobile, i due fratelli Abbinante, Pariante, Prestieri e Minucci.

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di Nico Falco
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