Cronaca / Sangue

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Iervolino, Lepore e Mattone: evitare le generalizzazioni

Omicidio D'Angelo, rapporti sessuali tra vittima e minorenne


Omicidio D'Angelo, rapporti sessuali tra vittima e minorenne
17/05/2009, 19:05

Due giovani sono stati arrestati per l’omicidio di Salvatore D’Angelo, il 78enne deceduto dopo un’aggressione avvenuta nella sua casa di Posillipo, in via Marechiaro, a Napoli. Si tratta di due rom di 25 e 14 anni, residenti nel campo nomadi di via Nuova Campo, nei pressi del cimitero di Poggioreale. Confermata la pista della rapina, ma emerge uno nuovo, sconcertante particolare: il 14enne conosceva bene la vittima e spesso si sarebbe prestato a rapporti sessuali in cambio di regali. Nei confronti dei due i pubblici ministeri della Procura della Repubblica e della Procura per i minorenni hanno emesso un fermo di indiziato di delitto, per i reati di omicidio, rapina e sequestro di persona.

Attraverso il controllo delle utenze telefoniche gli agenti erano arrivati a Teodor Florin, in possesso del cellulare e di una catenina del pensionato. Il giovane bloccato aveva riferito di aver raccomprato quella merce da un altro rom, il 14enne C. F. H. Raggiunto dai poliziotti, il ragazzino ha confessato ed ha accusato il complice di averlo minacciato. Secondo gli inquirenti il 14enne, in Italia da poco più di un anno e già sposato, si prestava ad avere dei rapporti sessuali con degli uomini in cambio di denaro o di regali, come fanno molti giovani rom. Tra i suoi clienti c’era anche Salvatore D’Angelo. Il 12 maggio scorso, però, il ragazzino si era presentato dal 78enne portando con sé anche Teodor Florin Milea (nella foto), 25 anni, che già in passato aveva rapinato D’Angelo costringendolo al ricovero alla clinica Mediterranea. Da qui l’aggressione ed il pestaggio, conclusosi con un bottino molto scarno e la morte del pensionato.

D’Angelo, un tempo ambulante di latticini, fu trovato nel primo pomeriggio del 12 maggio da un conoscente. Era nel suo monolocale in stato confusionale, col volto tumefatto e tre costole rotte. Venne trasportato al Fatebenefratelli e poi al Trauma Center di Caserta, ma morì poco dopo.

Il 15 aprile scorso un’altra rapina finì in tragedia, sempre nella stessa zona. Fu la volta di Franco Ambrosio, l’ex Re del grano, e di sua moglie Giovanna Sacco, massacrati a bastonate nella loro villa di Posillipo, in Discesa Gaiola. Anche per delitto furono arrestati tre giovani romeni. Il timore, ora, è che si scateni una caccia alle streghe come quella che si vide a Ponticelli quando una giovane rom fu arrestata con l’accusa di aver tentato di rapire un bambino.

Il Capo della Procura della Repubblica di Napoli, Giovandomenico Lepore, mette in guardia dalle manifestazioni di intolleranza e dalle generalizzazioni. “Non tutti i rom sono cattivi, - ha detto, come non tutti i napoletani lo sono”. “Non enfatizziamo adesso gli atti commessi da questi due romeni, - ha proseguito Lepore, durante la conferenza stampa indetta dopo la cattura dei due giovani accusati dell’omicidio del pensionato, -  bisognerà evitare di prendersela con tutti i Rom. Bisognerà assolutamente evitare che la gente, quando incontra un Rom per strada, gli dia addosso”.

Sacrosante anche le parole del sindaco Rosa Russo Iervolino, che intervenendo ad una marcia organizzata dalla comunità Sant’Egidio ad un anno dalle aggressioni ai campi Rom di Ponticelli ha evidenziato che le generalizzazioni sono da evitare perché insensate. “Con tutto il rispetto per chi è morto, - ha detto il sindaco, - ma qualche colpa c’è anche da parte italiana. Questo ragazzo arrestato è stato sfruttato anche sessualmente. Questo non giustifica assolutamente nulla, ma permette di non dividere in buoni e cattivi”.

Contro le generalizzazioni anche Antonio Mattone, il portavoce della comunità Sant’Egidio. “Oggi hanno arrestato in Spagna un boss, - ha detto, riferendosi alla cattura del capo degli scissionisti, Raffaele Amato, - ma nessuno ha mai detto che se ne devono andare tutti i napoletani dalla Spagna. Bisogna evitare le generalizzazioni”. Nei confronti dei Rom e delle loro comunità, ha spiegato Mattone, “esiste un pregiudizio perché di fronte a situazioni problematiche si offrono solo soluzioni semplicistiche. La migliore sicurezza è evitare che persistano situazioni di disagio”.

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di Nico Falco
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