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La lettera: “Che senso ha morire a trenta anni?"

Omicidio Marianella, i genitori di Lino scrivono alla Cancellieri


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Omicidio Marianella, i genitori di Lino scrivono alla Cancellieri
18/10/2012, 12:20

NAPOLI - Perché?. Da lunedì non ci sono altre parole. Da lunedì domande come questa sono diventate una ossessione, in primis, per la famiglia di Pasquale Romano, per i parenti, per gli amici e per tutta le persone ancora sconvolte da quello che è accaduto alla Marianella. Un ragazzo perbene, un ragazzo di 30 anni ha perso la vita perché scambiato, molto probabilmente, per un boss di camorra, trucidato con 14 colpi. Una cattiveria, una malvagità che solo chi appartiene ad un certo mondo si può spiegare. Certo, non se la spiegano i genitori di Pasquale che distrutti dal dolore hanno deciso di scrivere una lettere al Ministro dell’interno, Annamaria Cancellieri.

“Chi le scrive non ha più un futuro”, iniziano così Giuseppe e Rita il loro appello al Governo. Si presentano: “Siamo i genitori di Pasquale Romano, ucciso lunedì scorso mentre con i suoi trent’anni, che tali rimarranno per sempre nella nostra memoria, con i suoi progetti per il futuro, con la sua voglia di vivere, usciva da casa della sua fidanzata, per andare a giocare a calcetto”.

Subito, poi, la descrizione del proprio figlio: “… era una persona normale, per noi genitori sicuramente speciale. Aveva un lavoro. Aveva progetti. Voleva avere una famiglia tutta sua, da costruire con le sue forze. E, invece, la sua vita gli è stata strappata sulla pubblica via. Al confine con Scampia, in un quartiere che non appartiene più alla comunità del nostro Stato, ma che è irrimediabilmente perduto…”.

E dopo arrivano le domande, quelle che non trovano risposte, quelle che non lasciano dormire la notte. “Signor Ministro, le chiediamo perché. Le chiediamo com’è possibile perdere così la vita in questo modo. Le chiediamo perché, in questo posto maledetto, si continua a uccidere e a uccidere ancora innocenti, che muoiono perché escono di casa, vanno a prendere i figli a scuola, tornano dalla spesa o si affacciano da un balcone. Che senso ha morire così? Che senso ha morire a trenta anni? Che senso può avere la nostra disperazione di genitori a cui è stato strappato dal cuore un figlio, solo perché si ostinano a dire che era «nel posto sbagliato al momento sbagliato»? Nostro figlio, invece, era al posto giusto al momento giusto – scrivono i genitori di Pasquale - può ancora garantire alle persone di avere il diritto a vivere e di muoversi per strada senza guardarsi intorno e senza preoccuparsi delle ombre? Non le pesa tutto questo?...”

In coda alla loro lettera Giuseppe e Rita Romano, lasciano spazio alle loro richieste: “Abbiamo perso un figlio… Le chiediamo giustizia. E una sicurezza che qui non esiste ancora, e che forse non è mai esistita. Le chiediamo ancora di provvedere affinché tutto questo non abbia a ripetersi mai più…”.

Richieste dicevamo, in realtà però dovrebbero essere quei diritti di cui ogni uomo dovrebbe poter usufruire. 

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di Rossella Marino
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