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OMICIDIO PEZZELLA: ARRESTATI LA MONTAGNA E FERMO


OMICIDIO PEZZELLA: ARRESTATI LA MONTAGNA E FERMO
22/01/2009, 21:01

Sono state notificate in carcere le due ordinanze di custodia cautelare relative all’omicidio di Mario Pezzella, avvenuto a Cardito, nel napoletano, il 17 gennaio del 2005. A quattro anni di distanza le forze dell’ordine hanno dato un nome ai colpevoli, e si tratta di due ‘pezzi da novanta’: le ordinanze sono state notificate, in carcere, al trentenne Roberto Fermo ed al trentacinquenne Domenico La Montagna. Mario Pezzella, ritenuto un esponente di spicco della criminalità organizzata di Cardito e Carditello e fratello di Francesco Pezzella, ex capo dell’omonimo clan, fu ucciso con alcuni colpi di pistola mentre stava pranzando all’interno di un ristorante con altre persone. Secondo i carabinieri di Castello di Cisterna l’omicidio sarebbe stato deciso ed eseguito dal clan La Montagna, attivo a Caivano, che intendeva espandersi nel campo delle estorsioni anche a Cardito, dove il ‘settore’ era controllato dai Pezzella. L'omicidio di Mario Pezzella risulta collegato -secondo i pm della Dda coordinati dal procuratore aggiunto Franco Roberti- anche all'omicidio di Ciro Villanova, scomparso il 19 febbraio 2005, il cui cadavere non è mai stato ritrovato. Villanova era legato a Mario Pezzella, con il quale si dedicava alla commissione delle estorsioni a Cardito. Per l'omicidio di Ciro Villanova è già intervenuta il 6 marzo dello scorso anno da parte della Corte d'Assise di Napoli una sentenza di condanna all'ergastolo per Biagio De Rosa e Davide Guerra. Secondo quanto affermato nella sentenza emessa dalla quarta sezione della Corte d'Assise di Napoli anche l'omicidio Villanova sarebbe maturato nell'ambito del clan La Montagna e sarebbe stato determinato dall'esigenza di questa cosca di espandersi anche a Cardito. Roberto Fermo, vecchia conoscenza delle forze dell’ordine, è stato condannato il 1 marzo 2007 dalla Corte d'Appello di Napoli a 10 anni di carcere per associazione mafiosa.


IL BOSS CHE HA SCALATO CAIVANO TRA STRATEGIA E KALASHNIKOV
‘Mimmuccio’ La Montagna (nella foto), appena 35 anni, è considerato dagli inquirenti uno dei più importanti personaggi del panorama criminale della periferia nord di Napoli. Condannato il dieci aprile dello scorso anno dalla prima sezione penale del Tribunale di Napoli a 23 anni di reclusione, è ritenuto a capo dell’omonimo clan che, secondo le risultanze investigative, rappresenta il più potente gruppo criminale di Caivano e delle zone limitrofe, in contatto sia con altri clan del napoletano che con le organizzazioni attive nel casertano. Fu arrestato nel marzo del 2006, latitante da oltre un anno, in un ristorante di Varcaturo, mentre era insieme alla moglie. I carabinieri del nucleo operativo di Castello di Cisterna, guidati dal maggiore Fabio Cagnazzo, erano da tempo alle sue costole. Erano seduti al tavolo accanto. Quando il maggiore gli si è avvicinato, ‘Mimmuccio’ ha capito che ormai la sua latitanza era finita e che provare a scappare sarebbe stato inutile. Ha sfiorato la mano della moglie, poi si è alzato e ha sussurrato ironico ai carabinieri: “Siete stati bravi, sono proprio io quello che cercate”. Per i magistrati della direzione distrettuale antimafia di Napoli Domenico La Montagna è il mandante e l’organizzatore dell’omicidio di Francesco Castaldo, il capo del clan dei ‘farano’, trucidato il pomeriggio del 19 settembre 2003 a colpi di kalashnikov a Caivano da un commando di quattro killer, mentre varcava la soglia di un bar. Quell’omicidio segnò da un lato la capitolazione del clan Castaldo e dall’altro, diretta conseguenza, l’ascesa e la presa di potere di Domenico La Montagna su Caivano. Sempre secondo risultanze investigative, ‘Mimmuccio’ era stato capace di tenere le redini dell’impero criminale anche durante la sua latitanza, e di stringere un patto di ferro con gli uomini della ‘Signora’, ovvero i Moccia di Afragola (zona della quale il 35enne è originario), con il clan di Antonio di Buono ad Acerra e con quello capeggiato da Marcello Di Domenico, che controlla il nolano. In questo modo, con questo giro di accordi e di alleanze, con i confini resi ‘sicuri’, La Montagna si sarebbe garantito stabilità e tranquillità, in modo da gestire al meglio l’impero già enorme ed in via di consolidamento.

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di Nico Falco
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