Cronaca / Nera

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La donna pentita: "Quei soldi non li ho mai ricevuti"

Omicidio Romano, mille euro per l'sms di condanna

Li avrebbe usati per curare la figlia malata

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Omicidio Romano, mille euro per l'sms di condanna
29/11/2012, 14:05

NAPOLI - Aveva accettato di mandare l'sms in cambio di mille euro: Anna, la donna che ha raccontato i retroscena dell'omicidio di Pasquale Romano. Lei ha sostenuto che quel denaro le era necessario per curare la figlia gravemente malata, ma a causa del tragico scambio di persona, la donna sostiene di non aver mai ricevuto quei soldi.

La donna sta ora collaborando con la giustizia assieme ai figli Carmine e Gaetano, che hanno avuto un ruolo nella preparazione dell'agguato, e non è escluso che le sue rivelazioni consentano di risolvere anche altri casi di omicidio.

In particolare, già in altre circostanze Anna si sarebbe prestata a segnalare ai killer degli scissionisti l'arrivo delle vittime predestinate in cambio di modeste somme di denaro. Grazie alla sua collaborazione, gli investigatori hanno anche ritrovato e sequestrato la vettura usata il 15 ottobre per raggiungere corso Marianella, dove Pasquale Romano fu ucciso al posto di Domenico Gargiulo: si tratta di una Ford Focus.

La ricostruzione dell'omicidio di Pasquale Romano. "Invece di Lino, doveva morire il fidanzato di mia nipote”, con queste parole Anna Altamura, zia della fidanzata  di Domenico Gargiulo il vero obbiettivo dei killer ha deciso di pentirsi e di raccontare tutto agli inquirenti. Una beffa del destino costata la vita di Pasquale Romano, ammazzato come un cane sotto il palazzo della fidanzata, lo stesso palazzo nel quale anche Domenico era con la fidanzata. Il caso ha voluto che Pasquale Romano fosse il primo ad uscire. I killer aspettavano un sms proprio dalla zia della ragazza di Gargiulo per compiere l’omicidio del pusher legato al clan della Vannella Grassi. Anna Altamura aveva il compito di inviare ai killer un sms per avvertirgli del momento in cui Gargiulo sarebbe sceso in strada, ma quel messaggino non è mai partito, e Giovanni Marino, il 22enne arrestato ieri in un’operazione congiunta di Carabinieri e Polizia di Stato, insieme al suo complice che avrebbe materialmente compiuto il delitto, hanno agito senza l’ordine di uccidere. Dalle indagini coordinate dai PM Sergio Amato ed Enrica Parascandalo è emerso che Marino, stanato a San Giovanni a Teduccio, guidava l’auto del commando che ha fatto fuoco su Romano.  Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i killer sono legati al gruppo degli scissionisti, cioè al clan Abete - Abbinante – Notturno. 

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di Rosario Lavorgna
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