Cronaca / Sangue

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Il processo inizierà il 20 marzo

Omicidio Sandri, Spaccarotella: "Un malaugurato incidente"


Omicidio Sandri, Spaccarotella: 'Un malaugurato incidente'
12/03/2009, 20:03

Per la prima volta l’agente Luigi Spaccarotella racconta la sua versione dei fatti davanti alle telecamere. Spiega cosa è successo l’11 novembre 2007 quando, alla stazione di servizio di Badia al Pino dell’A1, il tifoso laziale Gabriele Sandri venne raggiunto alla testa ed ucciso da un colpo di pistola. Il poliziotto è stato rinviato a giudizio lo scorso 16 gennaio con l’accusa di omicidio volontario e dolo eventuale, il processo inizierà il 20 marzo.

Il racconto ai giornalisti del Tg2. “La mia versione è stata sempre una, quella che ho riferito al magistrato, - spiega Spaccarotella, - è stato un colpo accidentale, esploso mentre correvo. E’ stato un malaugurato incidente”. E il poliziotto spiega anche come mai avesse la pistola tra le mani, dicendo che c’era una rissa in corso e che l’automobile sulla quale viaggiavano i tifosi “non si stava allontanando”. Se tornasse indietro, aggiunge, “non rifarei quello che ha causato tutto questo”.

Secondo la difesa, quindi, Spaccarotella avrebbe prima acceso la sirena, poi sparato un colpo in aria, ma niente sarebbe servito a bloccare la rissa. Quindi, pistola alla mano, si sarebbe messo a correre verso l’altro lato dell’autostrada ed a quel punto sarebbe partito il colpo.

Avete visto quello che hanno trovato, non sto qui a raccontare favole”, aggiunge il poliziotto, riferendosi ai sassi e al coltello che furono sequestrati a Badia al Pino.

Ma Spaccarotella ha anche paura, specialmente per la propria famiglia. Teme che, con il processo non ancora cominciato, qualcuno possa vendicarsi. Si dichiara dispiaciuto rivolgendosi alla famiglia di Sandri, ed aggiunge che “mi sento minacciato, la realtà degli ultras la conosciamo tutti e se sono di spalle in questa intervista un motivo ci sarà”.

Cristiano Sandri, fratello di Gabriele, si dice però interdetto davanti a quell’intervista. “Il tempo del pentimento televisivo e della tesi dei colpi sparati accidentalmente in aria è passato, - spiega, - ieri erano passati un anno e quattro mesi dalla morte di Gabriele e noi non abbiamo mai avuto il modo di sentirlo privatamente”.

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di Nico Falco
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