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Omicidio,lo strano caso del giovane killer Belviso -video


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Omicidio,lo strano caso del giovane killer Belviso -video
20/11/2013, 15:59

C'è un mistero nel mistero che ruota attorno all'omicidio di ieri sera, a Castellammare di Stabia, dove è stato ammazzato Luigi Belviso, zio del pentito di camorra Salvatore Belviso. Chiarita la dinamica dell'accaduto (a scatenare la follia assassina sarebbe stato un debito non onorato di 300 euro) e con il killer consegnatosi ai poliziotti, resta il giallo sul protagonista di sfondo di quest'ennesimo episodio di violenza: il collaboratore di giustizia del clan D'Alessandro.

Salvatore Belviso ha fatto parte del commando che ha ucciso il consigliere comunale del Pd Gino Tommasino. Ha parlato degli accordi criminali della cosca di Scanzano, il rione roccaforte del gruppo criminale, e ha ricostruito gli esordi delinquenziali di gran parte degli attuali reggenti della cosca. Ma ha parlato poco, e spesso in maniera superficiale, dei rapporti malati tra camorra e politica e tra camorra e imprenditoria collusa. Si è lasciato andare a qualche dichiarazione, come quella secondo cui, nel 2005, il clan appoggiò l'allora candidato sindaco (poi eletto) Salvatore Vozza, senza peraltro offrire ulteriori spunti. Vozza non è indagato e nulla vita che quella di Belviso possa essere una millanteria.

Lo stesso racconto sul movente dell'omicidio Tommasino appare spesso contraddittorio e, in conclusione, assai poco convincente: il consigliere comunale sarebbe stato ammazzato come rappresaglia per non meglio chiariti accordi non mantenuti con la camorra. Troppo poco per eliminare un politico accendendo, così, i riflettori della magistratura e delle forze dell'ordine sul territorio.

Peraltro, a rendere ancor più enigmatica e assai poco trasparente la scelta di collaborare con la giustizia da parte di Salvatore Belviso è una circostanza: come tragicamente confermato ieri, i suoi parenti girano ancora, indisturbati, per Castellammare di Stabia. Nessuno di loro ha scelto di essere sottoposto a programma di protezione. Una decisione che, se calcolata male, può costare molto.

La storia giudiziaria di questi anni ha dimostrato, oltre ogni ragionevole dubbio, che le vendette trasversali sono la prima rappresaglia cui i pentiti vanno incontro. Sono passati ormai due anni dal pentimento di Belviso e quello di ieri è un episodio slegato dalle dinamiche mafiose. Allora, che succede? La camorra non ha paura delle dichiarazioni di Belviso o Belviso sa che può stare tranquillo perché non ha raccontato tutto quello che sa?

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di Simone di Meo
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