Cronaca / Nera

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Esclusiva Julie, la vittima intervistata al Largo Giusso

Omofobia, parla il ragazzo aggredito in metropolitana


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Omofobia, parla il ragazzo aggredito in metropolitana
20/10/2009, 17:10

NAPOLI- Mercoledì scorso si è verificato a Napoli un episodio che non ha nulla a che fare con una moderna società civile. Un caso che può essere descritto solo con una parola: omofobia. Nessuna strumentalizzazione dell’accaduto, nessun equivoco: è stato un raid punitivo mosso dall’odio per chi è considerato diverso, indirizzato contro un ragazzo gay bloccato e minacciato all’interno della stazione della metropolitana Quattro Giornate, al Vomero.
Questa mattina abbiamo intervistato la vittima. Abbiamo incontrato Mario, nome di fantasia per tutelare la sua identità, nella sempre affollatissima piazzetta di Largo Giusso, davanti all’università L’Orientale. Era insieme ad amici. Occhialoni e cappellino, voltato di spalle, per evitare che il suo viso arrivasse dove non deve arrivare. L’importante è che ad arrivare lontano sia la sua voce. Ci ha raccontato di come è stato bloccato all’improvviso, stretto in un angolo e minacciato con qualcosa di appuntito da tre ragazzi, con testa rasata e bomber di colore verde. E di come lo hanno ripetutamente insultato. Non si trattava di una normale lite, non era una rapina con le offese utilizzate per intimorirlo. Era un vero e proprio raid, di stampo omofobo. Probabilmente lo hanno notato per strada e lo hanno seguito, aspettando il momento in cui fosse solo. Il loro unico scopo era di fargli pesare la sua omosessualità. Poi, dopo averlo insultato e minacciato, sono andati via come se nulla fosse successo.
Subito dopo, ancora fortemente scosso, Mario è andato a denunciare l’accaduto alla Polizia. La battuta di un agente, evidentemente fuori luogo, gli ha però fatto voltare le spalle sdegnato; la denuncia è stata sporta il giorno successivo, ai carabinieri. Le indagini sono attualmente in corso, per risalire all’identità del terzetto di delinquenti e capire, anche, se si è trattato di ‘cani sciolti’, bulli in cerca di divertimento, o se gli autori del raid sono legati in qualche modo a movimenti politici ed hanno agito quindi seguendo una propria ideologia.
Mario oggi ha paura. Cerca di lasciarsi quanto accaduto alle spalle, ma lo shock è stato comunque forte e difficile da dimenticare. Teme di ritrovarsi nuovamente faccia a faccia con i tre aguzzini, che questa volta potrebbero non limitarsi alle minacce. E come lui, sono tanti i “Mario” che tutti i giorni, in una situazione che diventa sempre più tesa, devono fare i conti con le stesse preoccupazioni, con la paura di venire aggrediti perché si portano dietro l’unica colpa di essere considerati ‘diversi’.

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di Nico Falco
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