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Onore ai martiri delle fosse Ardeatine


Onore ai martiri delle fosse Ardeatine
20/03/2010, 15:03

“Desidero che le molte verità insabbiate per cinquant’anni vengano finalmente a galla e che alle giovani generazioni siano restituite conoscenze fondamentali per la loro cultura e per il loro senso civico. Infatti ritengo che solo attraverso una limpida e approfondita cognizione dei fatti, un vivo e indelebile ricordo delle atrocità della dittatura e dei sacrifici patiti da migliaia di militari, partigiani e civili, si possa imparare a scorgere i rischi di nuove insidie alla libertà e alla giustizia.
Noi partigiani sopravvissuti che abbiamo sofferto e versato tanto sangue con tanti sacrifici stiamo per sempre con gli acciacchi e le cicatrici che ci hanno inferto nazisti e fascisti.
Ce ne andiamo con rammarico perché con noi scompare la prima Repubblica, ma quello di cui vi supplico, in nome anche di tutte le persone che sono morte, è di lottare affinchè non venga perduta la libertà che vi abbiamo dato.
Fate in modo che non continuino a vincere il falso, il vigliacchio, l’arguto sorriso del disonesto.
Fate in modo che non continuino a trionfare le trame, l’assassinio e il latrocinio.
Noi vecchi che, lo ripeto, stiamo per andarcene vi abbiamo lasciato un bene prezioso: la libertà. Difendetela con tutti i mezzi e ricordatevi che per essa perirono milioni di esseri umani.”

Franco “Felice” Napoli, comandante militare della cosiddetta “Banda del Gobbo”


Il giorno mercoledì 24 Marzo 2010 si celebrerà il 66esimo anniversario dell’Eccidio delle Fosse Ardeatine, il massacro compiuto a Roma dalle truppe di occupazione della Germania nazista il 24 marzo 1944, ai danni di 335 civili e militari italiani, come atto di rappresaglia in seguito ad un attacco partigiano contro le truppe germaniche avvenuto il giorno prima in via Rasella.
Come era ormai consuetudine da un po’ di anni a questa parte, i bambini delle scuole elementari della zona, si sarebbero dovuti recare nel mausoleo eretto in onore delle vittime dell’infame rappresaglia per lanciare 335 palloncini colorati rappresentanti i caduti lì sepolti in una giornata finanziata e organizzata dalle istituzioni di Roma, città medaglia d’oro alla Resistenza.
Purtroppo però, proprio dalle vuote parole pronunciate lo scorso anno dal più importante rappresentante di queste istituzioni, il sindaco Gianni Alemanno, si capiva ciò che sarebbe stato il modus operandi:

«In questo luogo sacro della Roma moderna - dice promettendo l' apertura di un museo della Resistenza a Forte Bravetta- si rafforza e si mantiene il valore della pacificazione e della memoria, per fare in modo che non tornino gli orrori del nazismo, del fascismo e del comunismo».
( dal discorso del 24 Marzo 2009)

Crediamo sia doveroso, innanzitutto, a proposito di tale citazione, portare avanti due precisazioni:

1. Risulta impossibile pensare ad una pacificazione con periodi e personaggi della storia passata italiana, che si impegnarono nel tentativo di far perdurare un regime dittatoriale fondato sulla discriminazione, sull’eliminazione fisica e psicologica di chi non si piegava ai dettami imposti e sullo sfrenato individualismo, soprattutto in virtù del fatto che, sfortunatamente, ancora oggi esistono personaggi impuniti che inneggiano a tali “valori”.

2. Gianni Alemanno, nel pronunciare questa frase con tanto di tricolore a tracolla, ha dimenticato quella che è stata e che è la storia italiana, una storia che non ha conosciuto un periodo di dittatura comunista, una storia che ha invece tristemente vissuto un totalitarismo fascista per oltre venti anni, una storia che quindi non può assolutamente paragonare e mettere a fianco i “famigerati orrori” del comunismo, con quelli reali del nazifascismo.

Alla luce di quanto detto emerge così il reale intento del sindaco capitolino, quello di equiparare i martiri della Resistenza italiana che combatterono per la dignità d’Italia e la libertà di popolo, con i morti repubblichini che giurarono fedeltà all’invasore nazista, attraverso un progetto subdolo, sotterraneo, fatto di piccoli e talvolta impercettibili escamotage.

Dall’inizio del suo mandato sempre meno fondi vengono destinati alle celebrazioni delle ricorrenze inerenti alla Resistenza Italiana. Quest’anno infatti il 24 Marzo ci si dovrà accontentare solo del suo sguardo triste senza le scuole, senza i palloncini, senza la memoria condivisa, e se questo potrebbe far pensare ai più che, come ormai si sente spessissimo, non ci sono soldi, sappiamo bene che non è così.
Chiara dimostrazione di ciò risulta essere infatti lo stanziamento di fondi per un’altra celebrazione, della quale tanto si è sentito parlare nel mese di febbraio e alla quale addirittura tutti i mass media hanno dato un enorme risalto, la “giornata del ricordo” per i morti infoibati.
Risulta scandaloso il fatto che in data 10 Febbraio 2010 Roma abbia dovuto osservare un’ora di silenzio, sia stata tappezzata di manifesti inneggianti ai martiri del comunista Tito, sia stata oggetto di iniziative istituzionali al fine di raccontare la “vera verità”, la verità del nuovo governo, della nuova storia e che invece non ci sia più tempo, spazio, disponibilità economica per ricordare 335 uomini barbaramente trucidati per la loro fede nella libertà.
Il governo, la sua opposizione tacente, Alemanno a Roma, cercano attraverso proposte di legge, finti messaggi di pacificazione e giornate del ricordo per i non si sa quanti italiani morti, di far leva sul sentimento di pietà e contemporaneamente, e sempre meno segretamente, di cambiare quella che in realtà dovrebbe essere l’unica memoria condivisa del nostro paese, una memoria antifascista.


In questo clima di voluta confusione, di paragoni forzati, di becero revisionismo e di nuove violenze dall’antico sapore, si inseriscono le nostre iniziative:

• Questa che realizzeremo nella notte tra il 23 e il 24 Marzo 2010 per non dimenticare quanto accaduto alle Fosse Ardeatine, le atrocità perpetrate dai nazisti ai danni di 335 uomini intenzionati a resistergli e per questo barbaramente massacrati, illuminando la volta celeste sopra Roma, costringendo tutti coloro che si troveranno fuori casa ad alzare la testa e a ricordare almeno per un momento ciò che è stato;

• Quella prevista per il 17 Aprile 2010, in cui per il secondo anno consecutivo marceremo per onorare e glorificare eternamente i caduti partigiani.

Perché non lasceremo spazio a chi ancora oggi inneggia ad un vile comandante scovato mentre tentava la fuga vestito di una divisa straniera.

Perché i subdoli giochi governativi non cancelleranno la memoria di un intero popolo che fieramente sconfisse la barbarie nazifascista.

Perché questa è la nostra storia.
Perché questa è la nostra forza.
Perché questa è la nostra lotta.

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di Redazione
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