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Divieto di dimora a Napoli per il capo della squadra mobile

Operazione DIA contro clan Lo Russo: Pisani tra gli indagati

Sigilli al “Regina Margherita”: tra i soci Fabio Cannavaro

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Operazione DIA contro clan Lo Russo: Pisani tra gli indagati
30/06/2011, 11:06

Non solo movida per palati fini sul lungomare di Napoli, ma anche la mano della camorra a gestire alcuni ristoranti vip di via Partenope. Stamane la Direzione Investigativa Antimafia di Napoli, con la collaborazione dei carabinieri e della Guardia di Finanza, ha eseguito arresti e sequestri in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia napoletana nei confronti di alcune persone legate al clan Lo Russo di Miano. Le prime indagini riguardano una ingentissima attività di riciclaggio e di usura, reinvestendo i capitali illeciti in catene di ristoranti, pub e bar dislocati prevalentemente sul lungomare napoletano, con filiali anche nei comuni di Caserta, Bologna, Genova, Torino e Varese.

I locali sequestrati dalla Dia sono 17, tutti molto noti e frequentati. Tra essi figurano il bar "Ballantine" e i ristoranti-pizzeria "Regina Margherita" in via Partenope e "I re di Napoli", la paninoteca "Dog Out" in piazza Municipio; il ristorante "Villa delle Ninfe" a Pozzuoli. "Tutti - scrive il gip - sono nella titolarità di società le cui quote sono a loro volta intestate a prestanome, e cioé a soggetti estranei ai gruppi familiari Iorio e Potenza, ma di fatto a loro legati da rapporto di dipendenza e subordinazione. Nella realtà - come dimostrato dalle intercettazioni - il potere decisionale rimane sempre saldo nelle mani degli imprenditori indagati. Spesso questi soggetti - aggiunge il gip - formalmente investiti della titolarità delle quote, hanno anche mansioni di dipendenti all' interno delle aziende, a volte anche in posizione sovraordinata rispetto al resto del personale".

Il ristorante pizzeria "Regina Margherita", ha tra i vari soci il calciatore ex campione del mondo Fabio Cannavaro, che è il gestore di una catena di ristoranti della zona. Il campione del mondo, non è al momento iscritto sul registro degli indagati, ma avrebbe fatto da prestanome all' imprenditore Marco Iorio, legato al gruppo di Mario Potenza, che si occupava di usura e legato a clan camorristici.

Marco Iorio, l' imprenditore ritenuto dagli investigatori amico e socio in affari del calciatore Fabio Cannavaro, è accusato di essere a capo di un' associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio, al trasferimento fraudolento di valori, alle false comunicazioni sociali e alla corruzione di pubblici ufficiali. Avrebbe impiegato nelle sue attività denaro del boss del quartiere Santa Lucia Mario Potenza e dei suoi figli, nonché due milioni di euro versati dall' ex capoclan Salvatore Lo Russo, oggi collaboratore di giustizia. I soldi, secondo gli investigatori, provenivano soprattutto dall' usura. Nel decreto di sequestro, emesso dal gip Maria Vittoria Foschini, sono contenute anche alcune intercettazioni telefoniche che provano l' attività usuraria dei Potenza. Parlando con un imprenditore che non riusciva a saldare un debito, Salvatore Potenza lo minacciava così: "Ti devo levare tutti i denti da bocca... Allora, io non voglio sentire niente. Digli a quel bastardo di tuo figlio che, dove lo vedo lo vedo, lo mando all'ospedale. Dove vedo a tuo figlio, lo devo fare a pezzi".

Ma non è finita qui, secondo quanto emerso dalle indagini della Procura di Napoli, il capo della squadra mobile Vittorio Pisani avrebbe rivelato all' imprenditore Marco Iorio notizie top secret sull'indagine in corso, consentendo all’imprenditore di prendere le dovute precauzioni, così di sottrarre beni al sequestro messo in atto oggi, e di depistare le indagini della DIA.  A quanto si spprende da fonti giudiziarie, sarebbe stato firmato un decredo di divieto di dimora a Napoli per il capo della squadra mobile napoletana.. 

Intanto la direzione della squadra mobile di Napoli è stata affidata temporaneamente al vicecapo, Pietro Morelli. Queste le parole del questore di Napoli, Luigi Merolla. "Per noi è come se Vittorio Pisani fosse in ferie, in attesa della nomina del nuovo capo la guida passa a Morelli". Secondo quanto  anticipato dal questore  Merolla,  Vittorio Pisani sarà a breve trasferito a Roma.

Titolare del fascicolo è il pm del Dipartimento distrettuale antimafia, Sergio Amato, con il coordinamento del procuratore aggiunto Alessandro Pennasilico.  Ad avviare le indagini sono state rilevanti le dichiarazioni emesse dal collaboratore di giustizia Salvatore Lo Russo, ex capoclan dell'omonima organizzazione criminale attiva nel quartiere di Miano. Lo Russo avrebbe infatti riferito degli stretti legami di amicizia tra lui e il capo della squadra mobile.

In merito all’inquisizione del capo della squadra mobile di Napoli, è intervenuto il capo della Polizia Antonio Manganelli nella quale ha dichiarato: "Confermo stima e fiducia nel dottor Vittorio Pisani, che destinerò ad altro incarico per corrispondere alle determinazioni dell'autorità giudiziaria, nella quale ripongo altrettanta fiducia ed i cui provvedimenti, io personalmente e l'Istituzione che rappresento, rispettiamo incondizionatamente".

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di Fabio Iacolare
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