Cronaca / Nera

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Traffico di auto demolite, un giro di 12 milioni di euro

Operazione “Paccotto”, scoperto l’impero illegale di “Cicciotto Cartofer”


Operazione “Paccotto”, scoperto l’impero illegale di “Cicciotto Cartofer”
14/01/2010, 00:01

NAPOLI – “Chiamate Cicciotto Cartofer, veniamo a prendere la vostra auto da rottamare, ve la scamazziamo gratis e vi diamo pure il documento Pra”. Faceva così, più o meno, lo spot che qualche anno fa impazzava sulle reti private napoletane. Era la simpatica pubblicità della Cartofer, azienda leader nel settore della rottamazione delle automobili tra Napoli e Provincia, che anche grazie al volto del popolare attore napoletano Oscar Di Maio era diventata popolarissima. Alle spalle dell’impero della Cartofer, però, un sistema illecito di smaltimento di veicoli rottamati. Una organizzazione capace di fruttare milioni di euro.
Veicoli rottamati, inviati alle aziende del nord ed usati per ricavare materiale ferroso senza che venissero privati di alcune parti inquinanti, ottenendo così prodotti altamente nocivi per la salute. Un giro di affari quantificato in 12 milioni di euro e che ha portato a venti ordinanze cautelari (sette arresti in carcere, sette ai domiciliari e sei obblighi di dimora) e sette aziende sequestrate. Sono questi i numeri dell’operazione “Paccotto”, condotta nel Napoletano ed in varie località del nord Italia dai carabinieri del Noe, e che ha fatto le pulci al piccolo impero costruito dall’azienda napoletana “Cartofer”. Le indagini, coordinate dalla sezione reati ambientali della procura di Napoli (titolari il procuratore aggiunto Aldo De Chiara e Federico Bisceglia) hanno messo in luce l’aspetto illecito della rottamazione.
Secondo gli inquirenti i veicoli venivano “impacchettati” e inviati alle aziende del nord, che si occupavano di recuperare e riutilizzare i materiali ferrosi. Le operazioni venivano però effettuate senza prima asportare le parti altamente inquinanti, come le coppe dell’olio. I prodotti che fuoriuscivano nelle aziende impegnate nel riciclaggio, visti procedimenti adottati, erano molto nocivi per la salute. L’indagine, hanno spiegato i carabinieri, ha portato alla luce un fenomeno “inverso” rispetto a quello accertato nel corso degli anni per lo smaltimento di rifiuti speciali e pericolosi: questa volta erano le aziende del nord che importavano e riciclavano il materiale prodotto al sud.
L’indagine si basa anche su una serie di intercettazioni telefoniche. In una telefonata, in particolare, un imprenditore del nord si lamenta della pericolosità del materiale inviato da Napoli, mentre in un’altra uno degli imprenditori della Cartofer afferma: “Ci dobbiamo mettere Napoli sotto i piedi”.
Tra i destinatari dei provvedimenti restrittivi, tutti i titolari della Cartofer appartenenti ad un’unica famiglia: Mattia, Giovanni, Pasquale, Michele, Mariano e Giuseppe Del Prete. Per loro è stata disposta la custodia in carcere. Tra le persone coinvolte nell’inchiesta, anche un avvocato e un ingegnere: il legale, secondo gli inquirenti, avrebbe consentito all’azienda di aggirare un precedente provvedimento di sequestro attraverso la creazione di altre ditte con una diversa ragione sociale.
Le aziende sottoposte a sequestro sono sette, tra cui una del Friuli Venezia Giulia. I reati contestati a tutti gli indagati sono associazione per delinquere finalizzata all’illecito smaltimento dei rifiuti e falso (in relazione alla falsificazione dei certificati redatti per consentire la demolizione). E’ stato calcolato che dal periodo che va dall’avvio delle indagini, ovvero dal 2006, fino ad oggi, la Cartofer abbia sviluppato un volume di affari di 12 milioni di euro e rottamato veicoli per 680mila tonnellate.

 

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di Nico Falco
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