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Operazione “PAY BACK”: Guardia di Finanza scopre 112 lavoratori in “nero”


Operazione “PAY BACK”: Guardia di Finanza scopre 112 lavoratori in “nero”
15/11/2012, 09:37

Il piano d’azione per il contrasto del fenomeno del lavoro “nero” e delle irregolarità nel mondo del lavoro è proseguito con un altro risultato importante: centinaia di assunzioni senza contratto di lavoro, portate alla luce a seguito di un capillare controllo fiscale condotto dalla Tenenza di Ariano Irpino e finalizzato alla verifica, ai fini contributivi, delle posizioni dei lavoratori impiegati in un “Call Center riconducibile ad una società con sede in Roma.

Tutto è nato da una serie di segnalazioni partite da alcuni lavoratori, indignati per le condizioni di sfruttamento cui erano sottoposti, molte delle quali, “viaggiando” sul più noto “Social Network”, non passarono inosservate agli occhi delle Fiamme Gialle che, agli inizi di luglio, fecero scattare il blitz nella sede del “Call Center”. Le indagini dei finanzieri si sono protratte a ritmo serrato per tutta l’estate, e hanno passato sotto la lente d’ingrandimento la documentazione acquisita e le dichiarazioni di centinaia di lavoratori disoccupati, tra cui molti giovani laureati e madri con la necessità di trovare un impiego.

Gli approfondimenti hanno consentito di scoprire che una società di Roma, con importanti sedi operative a Milano, Napoli e in Sicilia, alla fine dello scorso anno aveva deciso di aprire una sede operativa anche nell’Avellinese, per la vendita a distanza di prodotti telefonici di noti “brand” (perlopiù, contratti di telefonia mobile privata e “business”). Grazie all’aiuto di un imprenditore locale (residente nel Nolano, socio in una cooperativa di servizi) la società di Roma individuò una sede ad Ariano Irpino ed iniziò la ricerca del personale (in massima parte, in stato di disoccupazione per avvantaggiarsi degli sgravi contributivi per l’assunzione dei lavoratori nel Mezzogiorno, previsti dalla Legge n. 407/1990), da selezionare ed avviare al lavoro dopo un breve percorso formativo. La società aveva promesso a tutti l’assunzione a tempo determinato con una retribuzione mensile di poco più di quattrocento euro, ma con allettanti incentivi di produzione.

Nel giro di alcuni mesi, si avvicendarono nel “Call Center” oltre un centinaio di lavoratori, molti dei quali decisero di abbandonare ben presto il lavoro, non vedendosi corrisposta alcuna retribuzione, fino a quando, agli inizi di luglio, la protesta di tutti i dipendenti (che decisero di non presentarsi al lavoro) diede luogo ad un veloce “tam tam” di dissenso sul “Social Network”, che fece scattare il blitz della Guardia di Finanza.

Gli approfondimenti delle Fiamme Gialle, protrattisi per oltre quattro mesi, hanno portato all’individuazione di 112 lavoratori “in nero” impiegati nel Call Center di Ariano Irpino per oltre 3.500 giornate lavorative, consentendo alla società datrice di lavoro un risparmio di oltre 127.000 euro, tra costi del personale ed oneri previdenziali e contributivi. Alla società, sono state contestate sanzioni amministrative che giungono fino ad un massimo di poco più di 2 milioni di euro.

L’attuale normativa prevede, infatti, che l’utilizzazione di lavoratori “in nero” sia sanzionata con un importo che oscilla tra i 1.500 ed i 12.000 euro per ogni lavoratore non assunto regolarmente, a cui si aggiungono sanzioni dissuasive proporzionate al numero di giornate lavorative effettuate da ciascuno di essi. Approfondimenti sono tuttora in corso per vagliare le singole responsabilità dei soggetti coinvolti nell’incresciosa vicenda.

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di Fabio Iacolare
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