Cronaca / Giudiziaria

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Operazione “Ritorno”, sequestro di beni per 10mln di Euro


Operazione “Ritorno”, sequestro di beni per 10mln di Euro
09/05/2012, 11:05

Nella giornata odierna personale del Centro Operativo DIA di Napoli sta completando l’esecuzione del decreto di sequestro di beni emesso dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere - Sez. Misure di Prevenzione su proposta di questa Direzione Distrettuale Antimafia. Con il citato provvedimento il collegio sammaritano ha disposto il sequestro dei beni di SARNATARO Raffaele, imprenditore sin dal 1984 operante nel settore della raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti. Nella procedura di prevenzione hanno trovato applicazione i principi fissati dalla nuova disciplina di cui alla 1egge n 159/2011, secondo cui le misure di prevenzione patrimoniali sono applicate sul presupposto della provenienza illecita dei beni anche se la pericolosità sociale del soggetto non è più attuale.

Nei confronti di SARNATARO vennero condotte, agli inizi del 2000, indagini di p.g., dai Centri Operativi DIA di Napoli e di Firenze, coordinate dalla D.D.A. di Napoli, finalizzate alla scoperta di attività di riciclaggio effettuata da sodalizi criminali operanti nel territorio casertano. Sarnataro Raffaele in data 28.8.2000 venne tratto in arresto in esecuzione di un provvedimento di custodia cautelare in carcere, emesso dal GIP del Tribunale di Napoli, in quanto, in qualità di appartenente all’associazione camorristica “ La Torre”, operante in Mondragone ed altre parti del territorio nazionale, aveva agevolato il predetto sodalizio nell’intrattenere rapporti con la P.A.

Il Direttore della D.I.A., in data 12 marzo 2001 inoltrò al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere -Sezione Misure di Prevenzione, nei confronti di SARNATARO, una proposta di misura di prevenzione. Il collegio sammaritano emise, in accoglimento della citata proposta, i decreti di sequestro nr. 78 del 04 maggio 2004 e 107 del 01 luglio 2004 con i quali venivano sottratti al soggetto numerosi beni e veniva disposta, altresì, la misura di prevenzione della sorveglianza speciale della P. S. con obbligo di soggiorno nel comune di Napoli per la durata di anni due.

In data 01.06.2006 il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere dispose, a completamento della procedura, la confisca dei beni. La Corte di Appello di Napoli (VIII Sezione), in data 31.01.2012, ha annullato il provvedimento del Tribunale disponendo la revoca della misura di prevenzione e la restituzione dei beni a suo tempo sequestrati. La valutazione della Corte di Appello di Napoli si è basata sulla circostanza che, pur essendo stati acquistati i beni del SARNATARO con capitali di illecita provenienza, dei quali hanno costituito il reimpiego, e pur sussistendo sproporzione fra i redditi del medesimo ed il valore dei beni confiscati, non sussisteva, alla data di pronunzia del decreto di confisca, il requisito dell’attualità della pericolosità del proposto. Questa circostanza impediva, secondo la normativa all’epoca vigente, la pronunzia della confisca di prevenzione.

In epoca successiva alla confisca, il legislatore con l’art. 10 co. 1 lett. c) n. 2 della legge 24 luglio 2008 n. 125 ha aggiunto il comma 6 bis all’art 2 bis della legge 575 del 1965 (riprodotto all’art 18 del nuovo codice antimafia di cui al decreto legislativo 159/2011), che testualmente recita: “Le misure di prevenzione personali e patrimoniali possono essere richieste e applicate disgiuntamente e, per le misure di prevenzione patrimoniali, indipendentemente dalla pericolosità sociale del soggetto proposto per la loro applicazione al momento della richiesta della misura di prevenzione”. Pertanto Il P.M. presso la D.D.A. di Napoli, a seguito delle valutazioni espresse dalla Corte d’Appello di Napoli (condivise dalla Corte di Cassazione per una diversa vicenda, con la sentenza 11006/2010), tempestivamente ha inoltrato una nuova proposta di applicazione della misura nei confronti del patrimonio del soggetto ( una sorta di actio in rem) che è stata prontamente accolta dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. I beni sottoposti a sequestro, il cui valore stimato è di circa 10 milioni di euro, sono i seguenti: immobili siti in via Crispi in Napoli, in Anacapri ed Olbia; capannone industriale in Secondigliano; il capitale sociale ed i beni strumentali all’attività di una società a responsabilità limitata iscritta alla camera di commercio di Napoli e con sede in Anacapri; il capitale sociale ed i beni strumentali all’attività di una società sede in Roma con attività di costruzione e gestione di opere edilizie; Quote di partecipazione di 3 società rapporti bancari intrattenuti presso diversi istituti di credito costituiti da conti correnti e depositi titoli per diverse centinaia di migliaia di euro; autovetture e motocicli.

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di Fabio Iacolare
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