Cronaca / Soldi

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Ora comincia la fase più difficile della crisi


Ora comincia la fase più difficile della crisi
09/09/2012, 12:59

 

ORA COMINCIA LA FASE PIÙ DIFFICILE DELLA CRISI.

 

 

di Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco

 

La settimana che è appena passata, è stata “la settimana di Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea (BCE). Dopo un lungo braccio di ferro, con il Governatore della BundesBank: Jens Weidmannm, Draghi è riuscito a far approvare dal Direttivo della BCE, il suo piano di acquisti dei Buoni del tesoro dei paesi in difficoltà sul mercato dei titoli di Stato, per contrastare la speculazione che sta sconvolgendo l’area dell’euro. Forse siamo di fronte ad una vera e propria svolta della crisi economica che sta cambiando gli equilibri politici internazionali.

La posizione della BCE,rappresenta un freno alla speculazione sul debito pubblico dell’Italia, non significa che lo annulla, il debito italiano resterà e bisognerà riportare i conti all’interno dei parametri di Maastricht, per dare nuova stabilità alla nostra economia ed a quella dell’area dell’euro. Siamo solo all’inizio della fase di risanamento economico del nostro paese e dell’Unione Europea. Ora la crisi diventa più difficile da superare, perché occorrono scelte politiche vere, decisioni condivise ed unità del paese, per mettere in atto uno sforzo collettivo che rilanci uno sviluppo nuovo e diverso in Europa.

I mercati e le Borse internazionali hanno subito recepito il segnale forte che è arrivato da Francoforte, gli spread sono immediatamente scesi e gli indici di Borsa sono risaliti.

Ora possiamo fare il punto della nostra situazione, affermando subito che i tentennamenti della Merkele e la intransigenza demagogica della destra tedesca ( CSU – parte della CDU -Liberali), che hanno impedito di rendere immediatamente esecutive le decisioni della Conferenza dei Capi di Stato Europei, dello scorso mese di Giugno, sono costati all’Italia ben 37 miliardi di aumento del debito pubblico, passato da 1948 miliardi di Aprile ai 1984 di Agosto.

Nell’articolo della settimana scorsa, abbiamo spiegato che questo aumento era dovuto ai forti interessi che il nostro paese è stato costretto a pagare per sostenere il suo debito pubblico. Questa è la drammatica conseguenza di una crisi che si è avvitata in una spirale senza fine, che la decisione della BCE intende spezzare.

Vediamo in quali condizioni siamo arrivati a questa svolta. I dati della nostra economia sono i seguenti: Il debito pubblico sfiora i 1990 miliardi di euro; Il PIL diminuirà del 2% questo anno e tutti prevedono che per l’anno prossimo la caduta sarà del 2,4%. L’inflazione questo anno sarà del 3,5% in totale, con i prezzi del “carrello della spesa”, (i prezzi dei prodotti più usati dalle famiglie), che sono già al 4,5%. La disoccupazione coinvolge ben 4,4 milioni di persone (dati CGIL), con un giovane su tre senza lavoro. I lavoratori precari sono oltre 3 milioni, mentre le ore di cassa integrazione erogate sono in costante aumento. Tutto questo si traduce in una forte contrazione dei consumi, con la crisi del commercio, del mercato immobiliare, degli investimenti bancari e di molte attività produttive.

Era inevitabile che si arrivasse a questa condizione, dopo la cura da cavallo che il Governo Monti ha praticato su i conti pubblici e sul Bilancio. In 10 Mesi, il Governo ha proceduto a manovre di rientro della spesa pubblica stimabile in ben 150 miliardi di euro, che solo nei prossimi anni dispiegheranno tutta la loro incidenza.

Tutti i politici e gli operatori economici, sperano che questa fase sia finita, mentre ricominciano le proposte di diminuzione delle tasse, unico sistema per ridistribuire soldi alle famiglie per sostenere i consumi. Nessuno si interroga, invece sul paradosso di questa crisi: il debito pubblico continua a crescere, il paese è in recessione e l’inflazione aumenta! Come è possibile che i prezzi aumentano mentre diminuiscono i consumi? Che mercato è questo? Come è possibile che un povero contadino di Rosarno, che vende le sue arance a 11 centesimi al chilo, le trova in vendita a Milano a 2 euro?

La risposta è semplice: al Governo interessa una controllata inflazione, perché se gli interessi che si pagano su i titoli a 10 anni, sono del 5,82%, se l’inflazione è del 3,5%, significa che il valore reale degli interessi pagati resta del 2,32%. Il debito pubblico cresce, ma il suo valore reale è minore. Questo sistema, anch’esso perverso, è stato alimentato dall’aumento della accise sulla benzina, sull’aumento dei costi dell’energia e sulle materie prime. Per esempio, il mais è aumentato del 40%, mentre la soia vale il 60% in più dell’anno passato, secondo una denuncia della COldiretti. Il combinato disposto tra l’azione del Governo e la speculazione finanziaria che si è spostata sul commercio delle materie prime, provoca il fenomeno attuale, che retribuisce gli investimenti finanziari, mentre consente alle casse dello Stato di regolare i flussi della circolazione monetaria e il valore del debito pubblico.

Questa politica, che ha garantito le banche ele grandi istituzioni finanziarie italiane, (pensate alle assicurazioni ed agli aumenti ingiustificati della RCAuto), si è interamente scaricata sulle famiglie, che stanno pagando i costi interi del disastro economico che le politiche della destra europea ha praticato e continua ad imporre.

Il fallimento delle teorie economiche del “libero mercato” è attualmente rappresentato dalla crisi della FIAT, dove non è assolutamente vero che bastava lavorare di più e con minori diritti, per garantire guadagni certi all’impresa.

Il tempo della retorica e della demagogia è finito, il tempo di Monti è al termine, il nostro paese ha bisogno di una politica vera, che dia speranza alla gente ed un senso alla Europa Unita. Abbiamo bisogno di sapere perché facciamo sacrifici, quale futuro vogliamo costruire insieme e soprattutto quale sviluppo. Il tempo del consumismo fine a se stesso è definitivamente finito, anche se i signori della finanza non se ne sono accorti. Bisogna tornar presto alla politica, bisogna tornare presto a pensare e progettare insieme un nuovo paese, migliore di questo in cui siamo costretti a vivere.

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di Raffaele Pirozzi
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