Cronaca / Sanità

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Per il pm non si verificò nessuna truffa

Ospedale San Donato: archiviata l'inchiesta con 70 indagati

Crollano tutte le accuse sulle cliniche di Rotelli

Ospedale San Donato: archiviata l'inchiesta con 70 indagati
20/01/2011, 21:01

MILANO - Tre anni di serrata inchiesta, 70 indagati ed alla fine una richiesta di archiviazione che ha del cloamoroso: le accuse per i vari dirigenti, amministratori e medici del gruppo ospedaliero San Donato, erano di falso e truffa al servizio sanitario nazionale. Incredibilmente, però, la Procura di Milano non riesce a trovare nulla di rilevante nell'indagine sulle tre cliniche di quello che era e l'azienda ospedaliera più grande d'Italia.
Le strutture, osserva anche il Corriere della Sera, risultano al massimo carenti in termini d'organizzazione interna. Una carenza che sarebbe tra l'altro giustificata da una normativa così confusa ed approsimativa da costringere la Regione Lombardia ad una sostanziosa modifica. E dunque, quei presunti rigonfiamenti dei rimborsi di prestazioni di cui sembravano essersi resi protagonisti i circa 70 indagati, alla fine sono rimasti appunto presunti.
A doversi arrendere richiedendo l'archiviazione al Gip è stato il sostituto procuratore Letizia Mannella. Con lei anche il collega Sandro Raimondi (appena divenuto procuratore aggiunto in quel di Brescia). Già alla fine del 2009, la Mannella si vide negare gli arresti domiciliari richiesti per tre manager e due primari dell'Istituto Galeazzi di Milano (che con il Policlinico San Donato e la clinica Sant'Ambrogio concludeva il triangolo del presunto scandalo sanitario).
Tra i coinvolti nell'inchiesta sulla sanità milenese c'era anche
Giuseppe Rotelli, proprietario delle cliniche finite sotto osservazione per i chiacchierati rimborsi di prestazioni e socio-componente del gruppo Rcs-Mediagroup (editrice tra l'altro proprio del Corriere della Sera). Il giudice ha presdisposto anche per lui l'archiviazione per mancanza di prove; limitandosi a trasmettere gli atti alla Asl e alla Corte dei conti per eventuali irregolarità contabili.
L'indagine che doveva sconquassare una grossa fetta della sanità lombarda, dunque, si è conclusa con un buco nell'acqua imbarazzante e per alcuni osservatori non poco sospetto. Il procuratore Mannella però assicura riguardo "l'infondatezza della notizia di reato, completamente sfornita di prova" dato che "gli elementi acquisiti non appaiono idonei a sostenere l'accusa".

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di Germano Milite
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