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Il governatore interrogato sulle liste elettorali escluse

P3: a Roma ascoltato anche Roberto Formigoni


P3: a Roma ascoltato anche Roberto Formigoni
02/08/2010, 21:08

MILANO - Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ed il sostituto Rodolfo Sabelli hanno quest'oggi ascoltato la testimonianza di Roberto Formigoni; teste considerato di elevata rilevanza all'interno dell'inchiesta collegata alla cosidetta nuova P3.
In particolare, i magistrati, hanno interrogato il governatore della Lombardia per le presunte pressioni esercitate dell'ex giudice tributario Pasquale Lombardi sulla Corte D'Appello di Milano al fine di far accogliere il ricorso presentato dalla lista "Per la Lombardia"; collegata direttamente a Formigoni ed esclusa in un primo momento dalle scorse elezioni regionali.
Inoltre, il numero uno Lombardo, dovrà anche spiegare agli inquirenti se e come ci furono altre pressioni; questa volta rivolte per inviare degli ispettori ministeriali al collegio che respinse il ricorso succitato.
Intanto, le prime conseguenze delle dinamiche giuridiche, iniziano a farsi sentire anche in ambito politico; con 30 parlamentari (21 del Partito Democratico e 9 Radicali) che hanno chiesto sia alla Camera che al Senato un'interrogazione parlamentare proprio riguardo l'ancora molto poco chiara vicenda legata all'ispezione effettuata di persona da Ignazio La Russa e la conseguente riammissione delle liste elettorali precedentemente escluse e collegate a Formigoni.
Le intercettazioni, tra l'altro, confermano che il governatore parlò con alcuni esponenti della P3; lamentandosi di determinate e presunte macchinazioni ordite per danneggiarlo proprio da alcuni giudici e da diversi esponenti radicali. Come si legge testualmente sul Corriere della Sera, inoltre, all'interno dell'interrogazione parlamentare appena citata "sono ricostruiti i passaggi che portarono alla richiesta di archiviazione da parte della Procura di Milano, all'approvazione del decreto "salvaliste", alla riammissione di Formigoni da parte del Tar".
In particolare, democratici e radicali, reputano "grave" il fatto che "organi di vertice di pubbliche istituzioni al fine di vincere una causa, si affidino a manovre e contatti informali di vario genere e che organi istituzionali facciano pressioni per ottenere ispezioni contro magistrati che abbiano emesso giudizi a loro non favorevoli".
Per tale motivo, come si legge sempre sul Corriere, i membri dell'opposizione in questione chiedono formalmente al presidente del Consiglio e ai ministri della Giustizia e della Difesa "se sia consuetudine da parte del capo degli ispettori del ministero della Giustizia fornire a cittadini consigli su come operare per ottenere ispezioni ministeriali a uffici e distretti giudiziari; quali iniziative, nell'ambito delle proprie prerogative e facoltà, si siano adottate nei confronti dei dottori Arcibaldo Miller e Angelo Gargani; se il sottosegretario alla Giustizia, senatore Caliendo, si sia interessato alle vicende della riammissione della lista Formigoni di sua iniziativa o se di concerto con il responsabile del ministero della Giustizia e in che cosa sia consistito il suo operato e intervento; se il ministro della Difesa, quando ha pronunciato la frase "se ci respingono siamo pronti a tutto", si riferiva proprio all'attività di pressione che il presidente Formigoni avrebbe messo in atto, alla luce di quanto risulta dai contatti emersi dalle intercettazioni, o se comunque il ministro era al corrente di tale attività; quali iniziative intenda il governo compiere al fine di evitare di riprodursi di vicende analoghe".
Una vicenda, quella della P3, che si dimostra dunque decisamente intricata e potenzialmente pericolosa per altri esponenti di rilievo del governo. Dopo l'arresto di Flavio Carboni, Arcangelo Martino e Pasquale Lombardi e le prime udienze eccellenti di Denis Verdini e Marcello Dell'Utri, infatti, i giudici attendono di ascoltare altri testimoni chiave come il capo dell'ispettorato del ministero della Giustizia Arcibaldo Miller, l'ex avvocato generale della Cassazione Antonio Martone e l'ex presidente della Corte di Cassazione Vincenzo Carbone.

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di Germano Milite
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