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Innesco non scatta ma poteva esplodere

Pacco bomba a La Stampa, Napolitano chiama Calabresi

Allarme in città: "Potrebbero esserci altri pacchi in giro"

Pacco bomba a La Stampa, Napolitano chiama Calabresi
09/04/2013, 20:29

TORINO - Un ordigno rudimentale, ma “ben confezionato”, con all'interno 40 grammi di polvere da sparo. Poteva esplodere il pacco bomba recapitato oggi a La Stampa. Solo il malfunzionamento dell'innesco, e forse un pizzico di fortuna, hanno evitato che scoppiasse tra le mani del giovane fattorino che aveva aperto la busta. Un plico giallo, di formato A4, con all'interno una custodia di stoffa per cd. La descrizione è stata fornita dalle forze dell'ordine, che hanno aumentato la sorveglianza sugli obiettivi sensibili del capoluogo piemontese e allertato le altre redazioni della città. Perché in giro potrebbero esserci altri pacchi simili. “E' un segnale preoccupante, che ci obbliga a tenere alta l'attenzione: l'ordigno, se fosse scoppiato, avrebbe potuto ferire il giovane fattorino che lo aveva preso in mano e già questo è un dato che dovrebbe far riflettere chi organizza queste proteste contro il potere”, commenta il direttore del quotidiano, Mario Calabresi, che in serata ha ricevuto una telefonata di solidarietà dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. L’allarme, nella nuova redazione del giornale torinese, in via Lugaro, è scattato nella tarda mattinata. “Mi è andata davvero bene”, racconta il fattorino che ha avuto quella busta tra le mani. Il pacco, di tessuto, era risultato negativo al controllo del metal-detector. Ad insospettire il giovane fattorino sono stati i francobolli: “Non erano timbrati - spiega - e ho fatto scattare le procedure d'emergenza”. Il primo piano del quotidiano, dove si trovano gli uffici amministrativi, è stato evacuato. Sul posto sono intervenuti gli artificieri dei carabinieri, che hanno preso in consegna l'ordigno, e gli investigatori della Digos. “Al momento non sono state fatte rivendicazioni”, ha spiegato all'Ansa il questore di Torino, Antonino Cufalo, ma il modus operandi, e alcuni ordigni simili recapitati in passato a Equitalia e ai carabinieri, privilegiano la pista anarco-insurrezionalista del Fai, la Federazione anarchica informale. “Le similitudini - si limita a dire al riguardo Cufalo - sono evidenti”. Il prefetto di Torino, Alberto Di Pace, segue l'evolversi delle indagini. E anche il procuratore capo, Giancarlo Caselli, viene tenuto costantemente aggiornato. Unanime la condanna del mondo politico. Il presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, parla di “gesto sconsiderato” e auspica che su questo “brutto episodio” sia fatta “presto piena luce”. “Da sempre chi attenta alla libertà intimidisce e colpisce l'informazione - aggiunge il sindaco di Torino, Piero Fassino - e il suo insostituibile ruolo nella vita democratica. Ragione di più per reagire nel modo più fiero e consapevole”. Un concetto ribadito anche da Federazione Nazionale della Stampa Italiana e Associazione Stampa Subalpina: “L'informazione non è, in democrazia, un male da abbattere ma un bene da tutelare con ogni mezzo. Chi la assume come nemico deve sapere che potrà ferire i processi informativi ma mai potrà troncarli o impedirli”. 

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di Valerio Esca
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