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Una squadra di romeni che non rappresentano il territorio

Padova: sindaco leghista nega campetto a squadra romena


Padova: sindaco leghista nega campetto a squadra romena
04/02/2010, 20:02

PADOVA - La squadra si chiama "Alleanza Romena" ed ha chiesto l'utilizzo del campo di calcio comunale di San Giorgio In Bosco. Il problema dei calciatori stranieri è che però, il primo cittadino del piccolo comune in provincia  di Padova, è di fede Leghista.
Roberto Miastello, infatti, dopo aver saputo dell'intenzione degli giocatori romeni di voler utilizzare il campetto cittadino per gli allenamenti ha tuonato:"Non capisco perché devo dare il campo dei miei concittadini a una squadra tutta di romeni che non rappresentano il territorio: a parte il presidente, vengono tutti da fuori paese e addirittura da fuori provincia".
Insomma per la Lega l'autarchia calcistica diventa imperativa e, ogni squadra, dovrebbe contenere al suo interno esclusivamente. Come osserva argumentamente sul suo blog Il Nichilista Fabio Chiusi, infatti "Il sindaco non concederebbe il campo non solo ad “Alleanza Romena”, ma nemmeno all’Inter, la cui rosa contiene 20 stranieri su 24 (per non parlare degli italiani nati lontano dalla provincia di Milano)". Problema molto simile per il Milan di Berlusconi che, in quanto a presenza di "giocatori che non rappresentano il territorio", ha poco da invidiare all'altra squadra che dovrebbe rappresentare il capoluogo lombardo.
A quanto sostiene Miastello, poi, l'aggravante di cui si macchia "Alleanza Romena" è quella di essere stata proposta e messa in piedi dall'ex sindaco della città che milita nel Pd. E a questo punto è opportuno un altro condivisibile pensiero di Chiusi "Caro Berlusconi sei avvisato: se mai a Letizia Moratti dovesse succedere un sindaco di sinistra potresti ritrovarti senza San Siro".
In effetti, quando si parla di Lega, viene il dubbio che certe ossessioni identitarie non siano in realtà dei modi (anche un po' goffi) per nascondere la smaccata xenofobia di cui viene spesso accusato il partito del Senatùr. Tutta questa attenzione per l'identità territoriale che ogni squadra di calcio dovrebbe avere è decisamente commovente. Soprattutto se si pensa che, certi valori di rappresentanze delle nostre "tradizioni", si volatilizzino all'istante quando grana ed interessi crescono e si arriva nel "calcio che conta".
In quello che conta meno, invece, come precisa il sindaco leghista, ci sono campi impraticabili, pieni di fango e pozzanghere all'interno dei quali non si può assolutamente permettere ai non autoctoni di giocare (magari per imparare uno sport ed evitare, in futuro, di perdersi nell'illegalità). Del resto, in certi candidi posti di nordica collocazione, i nobili valori si confono con il fango dei campetti fino a divenire un'unica, indistinguibile melma fatta d'ipocrisia ed ignoranza difficile da lavar via.

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di Germano Milite
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