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"La tua terapia costa 250 euro e a noi ne rimborsano 100"

Palermo, intercettazioni choc in clinica. Ai pazienti niente medicine


Palermo, intercettazioni choc in clinica. Ai pazienti niente medicine
01/10/2011, 14:10

PALERMO - Intercettazioni choc, quelle che sono state fatte alla clinica di via Cordova, a Palermo, dove diversi medici sono processati per truffa ai danni dello Stato. Tutto inizia nel 2009, quando la Regione Sicilia decide di dare una stretta ai rimborsi per le cliniche convenzionate. E la clinica in questione, diretta dalla dottoressa Maria Teresi Lattieri, risponde togliendo i medicinali ad alcuni pazienti. In particolare ai malati di tumore i quali, dopo la chemioterapia (che ha grossi problemi tossicologici) necessitano del Tad, un disintossicante che aiuta l'organismo a riprendersi. La prima cosa che venne fatta dalla Lattieri fu di ordinare di usare il Tad il meno possibile. E infatti dalle cartelle cliniche risultava che in media, il disintossicante veniva dato solo due volte su tre. E quando uno dei medici protestò, facendo presente che così si rovinava la salute dei pazienti e che era necessario somministrare il Tad sempre ai pazienti, la Latteri rispose: "Allora non hai capito che la prassi che fai tu costa alla clinica duecentocinquanta euro e quello (l'assessore alla sanità siciliano, ndr) mi dà cento euro".
E sono stati riscontrati diversi casi di comportamenti di questo genere, con i pazienti che telefonavano accusando i più vari disturbi e i medici che cercavano di rassicurarli, dicendo che era normale. Carenze che poi sono state riscontrate esaminando le cartelle cliniche dei vari pazienti.
Le intercettazioni andarono avanti finchè una volta non venne intercettata la dottoressa Federica Latteri che parlava con Maria Teresa Latteri e diceva di non voler fare ad una paziente, malata terminale di tumore, l'albumina, che hqa costi elevati. E la seconda rispondeva che non era il caso, visto che i parenti della paziente "la vogliono morta". In quel caso i Carabinieri del Nas intervenirono per salvare la vita alla donna, ma facendo capire alla donna e al suo avvocato che erano intercettati.

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di Antonio Rispoli
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