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Papa Francesco: “ Chiesa è come un ospedale da campo dopo una battaglia”


Papa Francesco: “ Chiesa è come un ospedale da campo dopo una battaglia”
19/09/2013, 18:23

"Io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia. E' inutile chiedere a un ferito grave se ha il colesterolo e gli zuccheri alti: si devono curare le sue ferite, poi potremo parlare di tutto il resto". Lo ha dichiarato Papa Francesco nel corso dell’intervista rilasciata alla rivista della Compagnia di Gesù Civiltà Cattolica.
Secondo Bergoglio, la Chiesa deve avere "la capacità di curare le ferite e di riscaldare il cuore dei fedeli, la vicinanza, la prossimità. E bisogna cominciare dal basso". Ma non sempre è così. Secondo il Pontefice, "la Chiesa a volte si è fatta rinchiudere in piccole cose, in piccoli precetti. La cosa più importante è invece che i ministri della Chiesa devono innanzitutto essere ministri di misericordia".
Quindi, "le riforme organizzative e strutturali sono secondarie, cioè vengono dopo perché la prima riforma deve essere quella dell'atteggiamento''. Per Papa Francesco, infatti, ''i ministri del Vangelo devono essere persone capaci di riscaldare il cuore delle persone, di camminare nella notte con loro, di saper dialogare e anche di scendere nella loro notte, nel loro buio senza perdersi. Il popolo di Dio vuole pastori e non funzionari o chierici di Stato".
"Credo che ci sia sempre bisogno di tempo, per porre le basi di un cambiamento vero, efficace: questo è il tempo del discernimento" dichiara ancora Papa Bergoglio. Il Papa confessa che in passato "il mio modo autoritario e rapido di prendere decisioni mi ha portato ad avere seri problemi e a essere accusato di essere ultraconservatore". Ma ora "ho capito quanto sia importante la consultazione". Ma avverte: "Bisogna renderli meno rigidi nella forma. Voglio consultazioni reali, non formali". Una Chiesa che il Jorge Mario Beroglio non riduce a "una piccola cappella che può contenere solo un gruppetto di persone selezionate. Non dobbiamo ridurre il seno della Chiesa universale a un nido protettore della nostra mediocrità".
"Quando mi accorgo di comportamenti negativi di ministri della Chiesa o di consacrati e consacrate, la prima cosa che mi viene in mente è 'ecco uno scapolone, ecco una zitella': non sono né padri, né madri" perché "non sono stati capaci di dare vita", dichiara infine il Santo Padre. 

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di Erika Noschese
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