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Parolisi: "Non ho ucciso Melania, l'ho solo tradita"

L'uomo scrive una lettera al giornalista di Quarto Grado

Parolisi: 'Non ho ucciso Melania, l'ho solo tradita'
11/08/2011, 13:08

Parolisi rompe il silenzio e scrive una lettera. Non ai familiari di sua moglie, Melania Rea, della quale è accusato di omicidio. L’uomo originario di Frattamaggiore in provincia di Napoli, indirizza la sua missiva ad un amico, il marito di Ilaria Mura Delitala, giornalista  di “Quarto Grado”, la trasmissione di Mediaset che ha analizzato il caso Rea. All’interno della lettera, Salvatore Parolisi ribadisce di non aver ucciso Melania, ma di averla semplicemente tradita.
Ecco dal sito di TGCOM, il testo integrale della lettera:
"Non avrei mai pensato di scriverti in questa situazione … (omissis)

L’ho tradita ma non l’ho ammazzata. In termini di legge il tradimento non costituisce nessun reato, allora non mi spiego il motivo della mia permanenza qui, in carcere …

Ho bisogno di tutti voi per acquisire sempre più fiducia in me … per uscire da questa ingiustizia.

Sono sempre stati gli affetti più cari che ci danno la carica per andare avanti e superare le difficoltà, sempre con l’aiuto del Signore. Le mie lunghe e interminabili giornate le trascorro, leggendo scrivendo e pregando con quella poca fede ancora rimastami e con l’aiuto di persone estranee che mi inviano lettere per offrirmi la loro solidarietà.

Non tutti mi hanno già condannato … dirvi come sto io adesso solo Dio lo sa, ma sono un combattente non mollo facilmente e combatterò fino a quando dimostrerò la mia innocenza, per la memoria di mia moglie e per mia figlia.

L’impatto che ho avuto con questa terribile esperienza mi lascerà un segno indelebile nel cuore che non andrà mai più via, ho trascorso moltissime notti in bianco…

A volte chiudo gli occhi e rivedo tutta la mia vita, partendo da quelle immagini del mio matrimonio che voi avete trasmesso in TV (a Quarto Grado), Bè cosa vedo io? L’immagine di un ragazzo con lo sguardo smarrito che con un si segna il suo destino.
Quel ragazzo, volontario in Kosovo, in Afganistan, con una grande e sana voglia di vivere, di sperimentare nuovi orizzonti, di sognare …
Perdo la linfa della vita, mi vengono tarpate le ali.
Quell’anima gentile non esiste più. Tutti coloro che mi hanno distrutto la vita frantumando i miei sogni non troveranno mai pace finché io sarò in vita. Adesso sono un ragazzo sommerso dall’odio, frustrato, debole, che affonda nel suo sgomento il suo dolore …

Nel cuore una grande voglia di vita e speranzoso di poter al più presto ridere e stringere forte al mio petto ma mia piccola Vittoria …

Mi sta mancando la voglia di vivere, penso che forse sarebbe stato meglio che avessero ammazzato me quel giorno. Mi mancate tutti, Melania, Vittoria, la mia famiglia, gli amici, la mia vita.


Vi abbraccio fortemente e vi saluto"
 

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di Maria Grazia Romano
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