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Il documento, girato nel 1975, consegnato al pm

Pasolini, un filmato inedito potrebbe riaprire il caso


Pasolini, un filmato inedito potrebbe riaprire il caso
04/05/2010, 22:05

ROMA – A quasi 35 anni dalla sua scomparsa, potrebbero essere rivelati nuovi dettagli sulla morte di Pier Paolo Pasolini.
Un filmato, fino ad oggi rimasto inedito, potrebbe far luce su una delle vicende più complesse e misteriose della storia italiana.
Pochi giorni dopo la morte dello scrittore, Sergio Citti, attore e regista scomparso nel 2005, girò un filmato all'Idroscalo di Ostia, nel quale raccontava come poteva essere andato l'omicidio. E potrebbe essere proprio questo documento, visionato oggi alla Casa del Cinema, a riaprire il caso.
Il documento è stato consegnato una settimana fa al pm Francesco Minisci a cui è affidata l'inchiesta sull'uccisione del poeta, insieme alla testimonianza di Citti, acquisita dall'avvocato Guido Calvi e dal regista Mario Martone poco prima della sua morte.
Il filmato, realizzato nel 1975 da Citti, ricostruisce il giorno della morte di Pasolini all'Idroscalo, riportando anche la testimonianza di un pescatore che abitava nella zona e che avrebbe assistito all'omicidio.
E proprio Citti mette in discussione la verità ufficiale. Citti, infatti, davanti alle telecamere commenta le immagini che ha girato dopo l'omicidio di Pierpaolo Pasolini. Il suo filmato, senza audio, ripercorre le scene della morte dello scrittore così come gli erano state raccontate dal pescatore-testimone. Secondo questa testimonianza, nella notte tra il primo e il 2 novembre del '75, nel campetto dove fu ucciso Pasolini sarebbero entrate due autovetture e non solo l'Alfa Romeo dello scrittore-regista. Il pescatore, inoltre, raccontò a Citti che Pasolini era stato tirato fuori dalla sua macchina da almeno quattro persone e dopo essere stato picchiato fu investito con la seconda auto.
A confermare questo particolare anche l'ex ragazzo di vita, oggi sessantasettenne, Silvio Parrello che dice: “La macchina che uccise Pasolini, che non era quella di Pasolini, fu portata, sporca di fango e sangue prima da un carrozziere sulla Portuense che la rifiutò, poi da un altro che invece la riparò. I carrozzieri sono entrambi ancora vivi”.
In base a questi nuovi elementi si potrebbero dunque porre rimedio ad alcuni grossolani errori compiuti nelle indagini di oltre 30 anni fa. “Spero che nell'inchiesta si faccia qualche passo avanti - ha detto l'avvocato Calvi - e questo è doveroso per il nostro Paese. La politica recentemente si è mostrata molto più seria e attenta anche perché lo Stato italiano ha un dovere nei confronti di Pasolini. Arrestato Pelosi, il processo è finito e non è stato fatto più nulla con la cancellazione di elementi fondamentali. Che Pelosi non avesse dichiarato il vero fin dall'inizio, era chiaro. Bastava vedere il filmato di Pelosi che entra in carcere senza una macchia di sangue quando il corpo di Pasolini era devastato. Sul luogo del delitto, inoltre, la più elementare delle indagini prevede di circoscrivere l'area quando invece fu consentito a tutti di entrare e disperdere le tracce di una seconda macchina che portava altri protagonisti. La sentenza di condanna per Pelosi fu per omicidio volontario in concorso con ignoti. In Italia -conclude Calvi- è stata coperta con un velo di omertà questa morte, noi ora vogliamo sapere chi sono questi ignoti”.

 

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di Elisa Scarfogliero
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