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L'editoriale

Pd in crisi, Saviano tenta di affondare anche Cantone

Lo scrittore: "Si candidi". L'ex magistrato declina l'invito

Pd in crisi, Saviano tenta di affondare anche Cantone
27/01/2011, 12:01

Il Partito Democratico è in difficoltà dopo la vittoria di Andrea Cozzolino alle primarie del centrosinistra a Napoli. La vittoria dell’ex delfino di Bassolino non è andata giù all’area moderata del partito ed alle altre sigle politiche che avevano già stretto l’alleanza per le comunali che si terranno nel mese di maggio di quest’anno. A nulla è valso lo strumento democratico delle Primarie, così caro agli americani tanto odiati dagli esponenti della sinistra napoletana e nazionale e così democratico per chi si fa paladino della giustizia e della democrazia stessa. Accuse di brogli elettorali e denunce su patti trasversali fatti con esponenti del centrodestra partenopeo hanno costretto il segretario Pierluigi Bersani ad interrompere l’assemblea nazionale per fiondarsi a Napoli con il fine di risolvere questo scandalo che ha minato la credibilità di tutto il partito nelle ventuno regioni della penisola. Ed ecco che torna alla carica Roberto Saviano e propone il suo “finto” amico Raffaele Cantone per bruciargli il nome ed il blasone che gli fa concorrenza nelle librerie con una costanza ed una originalità che l’autore di Gomorra ha perso dopo aver copiato in lungo e largo dagli archivi dei veri giornalisti di cronaca della Campania, facendo di questo lapalissiano plagio la sua fortuna. Bene il rifiuto di Raffaele Cantone quindi, che ha deciso di farsi da parte e di respingere al mittente l’invito meschino a candidarsi come sindaco di Napoli per un centrosinistra che ha perso la sua credibilità dopo l’ennesima sconfitta contro il sistema di potere bassoliniano che, politicamente a differenza di tanti altri, ha operato sul territorio dando risposte alle persone, non dimenticandosi di loro dopo che questi avevano contribuito ai successi elettorali di questi stessi esponenti della sinistra che oggi protestano e cercano di capovolgere dall’alto del Quirinale il verdetto popolare delle democratiche primarie. Cantone sa che essere un funzionario della magistratura di Stato è una cosa, mentre fare l’amministratore è ben altro: significa sporcarsi le mani e lui, a differenza di Saviano che millanta la stessa finta onestà intellettuale del Presidente della Camera Gianfranco Fini, non deve scendere a compromessi con chi fa degli accordi politici la propria ragion di vita. Tutto questo caos a chi fa male? Certamente nuoce alla democrazia perché condanna la politica, quella vera, all’esilio forzato dalle istituzioni per far spazio a personaggi ambigui come Roberto Saviano, che ambiscono al potere politico senza ammetterlo per poter rappresentare gli interessi personali e non quelli popolari.

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di Livio Varriale
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