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Avviene in Brianza. Adesso il “nonno” rinviato a giudizio

Pedofilia: condannato per violenza su rumena di 4 anni


Pedofilia: condannato per violenza su rumena di 4 anni
26/04/2011, 16:04

MILANO - Il Tribunale di Monza ha condannato a 8 anni di reclusione per violenza sessuale un uomo originario di Cesano Maderno, che oggi ha 57 anni, che avrebbe abusato di una bimba che all’epoca aveva meno di 4 anni. La piccola vittima è figlia di una coppia di giovani rumeni, entrambi lavoratori, senza una famiglia a cui appoggiarsi, che avevano affidato la loro bimba, da quando aveva un anno fino a quando ne ha compiuti 4, ai genitori di una collega perchè le facessero da babysitter per un compenso di 400 euro mensili. Stando a quanto emerso, l’uomo, un conducente di autobus a casa in malattia, avrebbe più volte abusato della bambina. In base a quanto ricostruito dal collegio presieduto da Italo Ghitti, gli episodi sono avvenuti tra il 2004 e luglio 2007. I due rumeni lavoravano entrambi quando la bambina è nata, a Desio, comune di Monza e Brianza, nel 2003. Ventitre anni il papà, ventuno la mamma, così quando è arrivata la bimba, una collega della donna le ha suggerito di affidarla a sua madre, pensionata e sposata con un conducente di autobus a casa per il mal di schiena.
All’inizio la piccola rimaneva con quello che chiamava il “nonno” dalle 7 del mattino alle 6 di sera. Poi, una volta cominciato l’asilo, tornava dal “nonno” solo quando era malata. Sei mesi dopo aver cominciato le materne la bambina ha cominciato a manifestare i primi segni di disagio: ha smesso di mangiare e dormire. La mamma in un primo momento crede che la colpa sia sua, rassegna le dimissioni ma poi cambia idea perché i soldi non sono mai abbastanza. Nel luglio 2007, la bambina dice: “Mamma, mamma, lo sai che gioco faccio con il nonno? Il gioco del pisello”. La descrizione del gioco è uno shock per la donna, che ne parla subito con il marito e che alla fine viene aiutata dai colleghi di lavoro. Con l’assistenza degli avvocati Laura De Rui e Ottavia Borella presenta alla fine una querela. Una consulenza tecnica sull’attendibilità della bambina la definisce “molto angosciata, che riporta senza contraddizioni i fatti traumatici, con sentimenti di vergogna e imbarazzo”. La piccola conferma le accuse in un incidente probatorio. Al termine dell’inchiesta il “nonno” viene rinviato a giudizio con l’accusa di atti sessuali con persona minore di 14 anni, che la legge equipara alla violenza sessuale.

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di AnFo
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