Cronaca / Sesso

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Una storia di pedofilia, 'giustizia' di camorra e vendette

Pedofilia: dopo 11 anni in carcere gli orchi del Rione dei Poverelli


Pedofilia: dopo 11 anni in carcere gli orchi del Rione dei Poverelli
19/02/2009, 19:02

Una storia di quelle che nessuno vorrebbe mai sentire. Bambini violentati, accusati arrestati e poi scarcerati in attesa dei processi, due di loro forse puniti dalla camorra, e una madre che ha pagato il suo coraggio col proprio sangue. Una storia che all’epoca fece scalpore e che solo ora trova la sua conclusione, non senza lasciarsi dietro traumi indelebili ed un odore di piombo che brucia nelle narici.

Gli abusi risalgono a dodici anni fa, ma le condanne definitive sono arrivate soltanto ora. E vanno da uno a undici anni. Si è concluso così l’iter giudiziario che ha visto coinvolte diciassette persone per gli abusi sessuali su alunni di una scuola elementare di Torre Annunziata, nel Napoletano. Le condanne sono state comminate a 7 dei 17 pedofili che furono arrestati dai carabinieri nel 1997 nell’ambito delle indagini che portarono alla loro denuncia ed alla successiva misura cautelare in carcere. Quei provvedimenti furono emessi il 9 giugno 1999 dal Tribunale di Torre Annunciata e furono seguiti da pesanti pene detentive. Dopo la sentenza di primo grado, però, i condannati tornarono in libertà in attesa del giudizio in appello.

Negli ultimi anni alcuni dei 17 arrestati sono deceduti per cause naturali o perché uccisi in agguati. I sette arresti sono stati eseguiti questa mattina a Torre Annunziata, Sermoneta (Latina) e Monza ( Milano): i carabinieri della compagnia di Torre Annunziata in collaborazione con i colleghi delle compagnie di Aprilia e Monza hanno dato esecuzione ad un ordine di carcerazione emesso dalla Procura generale di Napoli con le gravi accuse di associazione per delinquere finalizzata alla pedofilia, atti di libidine violenta e violenza carnale, ai danni di tre bambini nella scuola elementare del Rione Poverelli.


I fatti

I fatti risalgono al 1996. Teatro, la scuola elementare del Rione dei Poverelli di Torre Annunziata. In quel periodo tre bambini, di età compresa tra i 5 ed i 7 anni, furono scelti da una banda per avviare uno dei commerci più fruttuosi ed osceni degli ultimi tempi: quello di materiale pedopornografico. Loro complici, un bidello che indicò i bambini più poveri, e Pasquale Sansone, all’epoca impegnato in lavori socialmente utili in un’altra scuola della zona, che li adescava promettendo loro pochi spiccioli “per il gelato” se lo avessero seguito “e fossero stati gentili”.

I bambini caddero in trappola e furono prima violentati nel cortile della scuola, poi in una casa gestita da alcune donne. Quello che accadde tra quelle mura fa orrore soltanto ad immaginarlo. Ma c’era chi era disposto a pagare per vederlo. Il tutto era ripreso da un cameraman. I bambini venivano ubriacati e drogati. Luogo delle violenze, un garage dove le vittime venivano legate e incatenate a un pannello di legno, ma anche nei bagni della scuola o in appartamenti non lontani da casa.


La denuncia

Uno dei bambini, pressato dalle domande della madre, che aveva notato lividi ai polsi ed alle caviglie del figlio, crollò e raccontò tutto. Dopo una serie di colloqui tra la signora Annunziata ed il maresciallo Michele Camerino partì l’informativa per la Procura della Repubblica di Torre Annunziata. Il caso fu dapprima archiviato per insufficienza di prove, ma poi l’inchieste venne riaperta. La prima madre venne inoltre affiancata in seguito da altre due madri, che denunciano ai carabinieri nell'autunno del 2006. Man mano la situazione venne ricostruita, e si fece luce sull’identità degli orchi.

Giustiziati dalla camorra

Nel 1999 Ciro Falanga e Pasquale Sansone, condannati rispettivamente a 13 e 15 anni per le violenze commesse due anni prima contro i bambini, caddero sotto i colpi di quelli che parevano essere sicari mandati dalla camorra. Il primo a morire in un agguato fu Ciro Falanga, 58 anni, raggiunto nella sua tabaccheria di via Plinio. A sparare, un uomo col volto coperto da un casco.

Quindici ore dopo l’ultima ora scoccò per il quarantottenne Pasquale Sansone. I killer lo raggiunsero in via Traversa Plinio, a venti metri di distanza dall’agguato precedente. Erano in motorino, casco sul volto. Uno di loro scese e svuotò il caricatore su Sansone.

«Nel campo delle ipotesi - disse allora il procuratore capo di Torre Annunziata, Alfredo Ormanni - occorre prospettare anche quella della camorra vendicatrice, che non tollera la pedofilia. Alla base di ogni ipotesi, c'è comunque la scarcerazione degli imputati, condannati tutti a pene pesanti, ma scarcerati in attesa del giudizio di appello».
 

Un sicario a pagamento per uccidere una ‘madre coraggio’

Nel 2004 un altro agguato invece colpì un altro dei protagonisti di quella orrenda vicenda. A morire fu Matilde Sorrentino. Sette anni prima aveva avuto un ruolo chiave per smascherare la banda di pedofili, e questa era una delle piste seguite dagli inquirenti. La donna fu uccisa a colpi di pistola da uno sconosciuto che aveva suonato alla sua porta. Cadde al suolo a pochi metri da dove, anni prima, suo figlio era stato violentato per lungo tempo.
Per quell’omicidio venne arrestato il ventiseienne Alfredo Gallo. Una lunga sfilza di precedenti penali, scarcerato un mese prima dopo nove anni dietro le sbarre per l’omicidio a scopo di rapina di un commerciante, ma non in organico ad organizzazioni criminali. La prima rapina a 13 anni, a 17 un ruolo nell’omicidio Marchese, poi una serie di arresti per armi. Un ‘pesce piccolo’ che non avrebbe avuto alcun motivo per mettere a segno quell’agguato.

Ma era drogato, disperato, violento. Il sicario perfetto per un gesto del genere. Facile da assoldare, un capro espiatorio che non sarebbe mai stato collegato alla banda dei pedofili. E una pedina sacrificabile, soprattutto. Nel settembre 2007 venne condannato all’ergastolo in via definitiva, riconosciuto colpevole di omicidio per conto terzi.
 

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di Nico Falco
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