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Pentina Carrino:"Nel 1987 Cosentino incontrò Bidognetti" -video


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Pentina Carrino:'Nel 1987 Cosentino incontrò Bidognetti' -video
19/11/2013, 12:00

«Nessuno me l’ha mai chiesto». Ha risposto così la pentita di camorra, Anna Carrino, al pm Alessandro Milita sul perché non avesse mai fatto cenno alle due visite che Nicola Cosentino avrebbe fatto, lei dice, nel 1987 al boss Francesco Bidognetti. Allora il padrino era detenuto agli arresti domiciliari. Il colpo di scena, benché riferito a episodi un po’ datati, è avvenuto ieri durante il processo per concorso esterno in cui è imputato l’ex sottosegretario all’Economia. Anna Carrino è stata per quasi trent’anni la compagna del famigerato Cicciotto ‘e mezzanotte, capo dei Casalesi insieme a Francesco Schiavone Sandokan. La collaboratrice di giustizia ha ripercorso gli anni trascorsi al fianco del capo camorra, oggi condannato all’ergastolo, soffermandosi in particolare sugli affari da lui gestiti nel campo dei rifiuti. «Un giorno arrivò con due bustoni neri pieni di soldi», ha raccontato dal sito protetto dov’è stata in collegamento la donna. «Erano i soldi che Bidognetti guadagnava con l’immondizia». Denaro che poi il padrino avrebbe affidato a Gaetano Cerci, faccendiere legati a Licio Gelli e agli ambienti della Massoneria deviata.

«Bidognetti e Cosentino si conoscevano e in due occasioni, l’avvocato Cosentino l’ho visto a casa nostra, credo nel 1987. Non ho mai sentito che cosa si dicevano», ha continuato a ricordare Anna Carrino. Rispondendo al fuoco di fila di domande del pm della Dda Milita e del collegio difensivo dell’ex coordinatore regionale del Pdl, la pentita ha cercato di ricostruire l’esatta cronologia dei fatti ma spesso ha dovuto arrendersi ai difetti della memoria. Al centro dell’udienza di ieri anche il presunto interessamento di Cosentino per il figlio del boss Stolder in occasione del servizio di leva. Secondo la Procura, il boss Bidognetti avrebbe chiesto all’ex sottosegretario una raccomandazione per far avvicinare il giovane, chiamato alle armi, a Napoli. Circostanza che la difesa di Cosentino ha contestato affermando chela stessa Carrinoavrebbe saputo della circostanza non direttamente dalle parole dell’ex convivente, ma da un terzo soggetto di nome Giovanni Lubello. Dunque, dicono i difensori, senza un riscontro diretto.

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di Simone di Meo
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