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Lo Stato le aveva revocato il programma di protezione

Pentita della 'ndrangheta torturata, uccisa e sciolta nell'acido


Pentita della 'ndrangheta torturata, uccisa e sciolta nell'acido
18/10/2010, 09:10

MILANO - Ennesima e tragica conferma che la 'ndrangheta è a casa sua anche nel nord Italia. E' quella contenuta nell'ordinanza di custodia cautelare per sei persone accusate dall'omicidio di Lea Garofalo, una delle pochissime pentite della 'ndrangheta. I sei sono stati accusati di aver rapito la donna lo scorso febbraio, averla portata in un terreno a San Fruttuoso, vicino Monza; qui l'hanno interrogata, uccisa e poi sciolta nell'acido. Tra di loro anche il convivente della donna, Carlo Cosco, che è già in carcere per un precedente tentativo di sequestro nei confronti della stessa donna. Insieme a lui, sono stati arrestati i fratelli Giuseppe (detto "Smith"), a cui è stato contestato anche lo spaccio di droga, e Vito (detto "Sergio"). La quarta persona è stata Massimo Sabatino, in prigione con Cosco per il tentato sequestro della Garofalo. Poi altre due persone, di cui non sono state rese note le generalità, una delle quali è quella che ha materialmente sciolto la donna nell'acido.
La Garofalo aveva cominciato a collaborare con la giustizia nel 2002, svelando ai magistrati molti dettagli sulla cosca di Petilia Policastro, in provincia di Crotone. Poi nel febbraio del 2006 l'allora governo Berlusconi le tolse il programma di protezione e la donna cerco di nascondersi a Milano, insieme alla figlia, ormai maggiorenne, avuta da Carlo Cosco. E proprio tramite l'uso inconsapevole della figlia l'uomo organizzò il rapimento della donna, procurandosi anche la pistola per ammazzarla e il deposito dove la pentita potesse essere "interrogata" senza che nessuno sentisse nulla all'esterno. Infine, dopo l'omicidio, uno dei complici ne sciolse il corpo, in modo da far credere che la Garofalo fosse scappata.

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di Antonio Rispoli
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