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Per Dell'Utri una sentenza di assoluzione politica


Per Dell'Utri una sentenza di assoluzione politica
29/06/2010, 11:06

La Corte d'Appello di Palermo ha emesso il suo verdetto sull'imputato Marcello Dell'Utri, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Reato confermato, dice la Corte, ma solo fino al 1992, perchè dopo "il fatto non sussiste". Quindi abbiamo una sentenza fotocopia di quella che ha riguardato Giulio Andreotti. Anche lì, la sentenza della Corte d'Appello di Palermo dice: legato alla mafia fino al 1982, ma non dopo. Ora, sinceramente c'è da ridere - ma è un riso amaro come il fiele - che è comica l'idea della mafia che si comporta come un club priveè: se non paghi la quota di iscrizione, non puoi entrare. Chi conosce la mafia, sa che se sei con la mafia o nella mafia, lo resti finchè non entri nella tomba. Tutti i vari pentiti che ci sono stati, fino alla modifica del 2001 che ha cancellato ogni beneficio, protezione o aiuto per loro, non è che hanno smesso di essere mafiosi. Hanno semplicemente continuato la loro lotta usando altri mezzi; in questo caso lo Stato, quando ancora faceva la lotta alla criminalità organizzata. Ora il fatto che un Andreotti o un Dell'Utri, cioè due persone così vicine al vertice del potere politico, possano decidere all'improvviso di andarsene dalla mafia senza essere sparati, è alquanto comica. Indipendentemente dalle considerazioni giuridiche.
Ma in questo caso c'è una differenza ulteriore. Volendo, nel caso Andreotti c'è un episodio che, prendendo per buona la sentenza, spiega tutto: un omicidio, se ricordo bene quello di Pio La Torre, collega di partito del "divin Giulio", che lo porta a cambiare idea. Ma nel caso di Dell'Utri cosa è successo nel 1992 che lo porta a cambiare idea? Nulla. E' una data che i giudici hanno deciso di usare come spartiacque. Ma davvero non è successo nulla quell'anno? No, qualcosa è successo. Dell'Utri e Bettino Craxi contattano un quadro intermedio della Dc, Enzo Cartotto, e lo convincono a creare Forza Italia, fornendogli collaboratori, uno studio dove riunirsi, ecc. Contemporaneamente, a Palermo avvengono gli omicidi di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino, che stavano indagando, tra le varie cose, insieme ai giudici svizzeri, su strani movimenti su conti correnti oltreconfine; conti correnti che riguardavano mafiosi, grossi imprenditori del nord e politici. Si tratta di indagini che poi si bloccarono dopo la morte dei due giudici. Ma non solo. Il 17 febbraio del 1992 era stato arrestato Mario Chiesa, da cui iniziò Mani Pulite. E il solito schema allora in vigore per bloccare le indagini (la Procura di Roma che apre una indagine contro l'imputato importante per un reato più grave, concentra su di sè tutte le indagini su questa persona e poi insabbia tutto) non funziona, perchè un magistrato di Milano, l'allora sconosciuto Antonio Di Pietro fa ricorso davanti la Cassazione che gli riconosce il diritto, secondo la legge, di indagare sulle tangenti legate a Chiesa. E' allora che i politici capiscono che un'era è finita e cercano di reagire, chiudendosi il più possibile nei loro privilegi di casta. Ma nel 1992 si cominciano a fare i "piani di riserva". E quello di Craxi prevede la creazione di un nuovo partito, apparentemente separato da lui: Forza Italia. In questo si unisce a Dell'Utri, che anche lui ha interesse, dato che la mafia - secondo quanto riferito dai partiti - vuole approfittare dello sbandamento per allungare le mani sul piatto grosso.
Ed è qui, su questo punto che cade la mannaia della Corte d'Appello di Palermo. Staccando Dell'Utri dalla mafia in questo momento storico, cancella con un tratto di penna tutti i rapporti - elencati e descritti dai pentiti, dimostrati dai documenti - tra la mafia e l'ascesa al potere di Forza Italia. Non so se rendo l'idea di quanto è cruciale questo punto.
Naturalmente, i tre giudici della Corte avranno avuto ottime e solidissime motivazioni per decidere qual è stata l'ora X in cui Dell'Utri si è staccato dalla mafia. La mia paura è che queste motivazioni siano quelle che sono state espresse dal Fatto Quotidiano, che ha parlato di un accurato ma discreto pressing fatto sui giudici, fatto anche per esempio dell'assunzione del figlio del Presidente della Corte d'Appello, Dall'Acqua, al Comune di Palermo per chiamata diretta e senza concorso. Sono sicuro che questa persona sia la migliore di cui poteva avere bisogno un Comune come quello di Palermo, indebitato per centinaia di milioni e sommerso dai rifiuti; eppure sono casualità che sono capitate tutte insieme e che mi lasciano perplesso.

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di Antonio Rispoli
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