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23 febbraio 2010: parte ondata nera che arrivò fino a mare

Per l'inquinamento del Lambro, indagati i "petrolieri"

L'avrebbero fatto per impedire una ispezione fiscale

Per l'inquinamento del Lambro, indagati i 'petrolieri'
08/02/2011, 11:02

MONZA - Lo scorso 23 febbraio la pianura padana venne interessata da un gravissimo caso di inquinamento: oltre 2600 tonnellate di idrocarburi finirono nel fiume Lambro, fuoriuscendo da un deposito della Lombarda Petroli, ed inquinarono il fiume in questione, il Po e giù, fino a mare. Un vero e proprio disastro ambientale. Ed adesso, per quella vicenda, sono indagati i due proprietari della ditta, Giuseppe e Rinaldo Tagliabue. L'ipotesi investigativa è semplice quanto sconcertante. La Lombarda Petroli era in dismissione ma funzionava ancora come deposito per conto terzi. Ma, come prescrive la legge, era sottoposta a vincoli precisi in quanto a quantità che poteva contenere. E infatti già in passato Giuseppe Tagliabue era stato indagato, perchè stoccava più delle 2500 tonnellate di materiale inquinante, come previsto dalla normativa Seveso. Per evitare una nuova multa, questa volta magari a sei zeri, dato che pare fossero in programma nuovi accertamenti sulla Lombarda Petroli, i fratelli Tagliabue avrebbero dato ordine di sversare nel fiume il sovrappiù, causando il disastro ambientale. Perchè, in base a quello che si è accertato, non ci sono segni di sabotaggio; e per sversare nel fiume quel materiale c'è stato bisogno di fare una serie di complesse operazioni, che non si possono fare solo per caso o per errore.
naturalmente questa è allo stato solo una ipotesi investigativa, su cui i magistrati di Monza stanno lavorando. Ma se fosse vero, non basterà la condanna per disastro ambientale, per ripagare i danni che sono stati fatti all'ecosistema della zona.

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di Antonio Rispoli
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