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Perde il posto per donare il rene al figlio


Perde il posto per donare il rene al figlio
03/09/2009, 13:09

E' una grande storia d'amore, ma condita dalla stupidità delle leggi italiane. Inizia con una donna, Stefania, che quattro anni e mezzo fa dà alla luce un figlio, gravemente malato e con una insufficienza renale permanente; tanto che deve stare in dialisi 10 ore al giorno. Una situazione che però addolora e preoccupa la madre, che su Facebook parla del suo problema con le persone che conosce. Ad un certo punto conosce Irene Vella, 38 anni. La quale a sua volta le racconta che nel 2003 donò il rene al marito, dopo essersi licenziata dal lavoro, perchè doveva affrontare una lunga trafila di esami ed accertamenti, per cui la legge non garantisce nulla. Vista la somiglianza della situazione, Irene prende appuntamento dal Professor Boggi, che aveva operato il marito nel 2003, e ci va con Stefania e la famiglia. Spiegata la situazione, si decide di fare l'intervento; il donatore sarà il padre. Non si tratta di un trapianto comune (il rene di un adulto è più grande di quello di un bambino), ma è fattibile, secondo Boggi. Così il padre è costretto a licenziarsi anche lui dal lavoro, per fare tutte le analisi e gli accertamenti del caso, ma finalmente il 19 agosto l'operazione viene effettuata con successo.
Ma in tutto questo resta il problema: la legge non permette di prendersi dei periodi di permesso per chi vuole donare un organo e deve sopporsi agli accertamenti clinici. Concede un giorno per donare il sangue, ma niente per gli organi. Nel 2003 la signora Vella ebbe assicurazioni dall'allora Ministro della Salute che sarebbe stato fatto un regolamento di attuazione della legge 458 del 1967 che avrebbe consentito al donatore di avere gli stessi diritti del ricevente; ma come quasi tutte le promesse di un politico, anche questa rimase lettera morta.

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di Antonio Rispoli
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