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Perquisizione al Giornale: indagati Sallusti e Porro


Perquisizione al Giornale: indagati Sallusti e Porro
07/10/2010, 14:10

NAPOLI - Cominciano ad essere conosciuti i dettagli della vicenda che hanno spinto la Procura di Napoli a far perquisire le sedi del Giornale. Tutto è nato da alcune intercettazioni relative ad una indagine, durante la quale sono state ascoltate alcune telefonate che hanno spinto i magistrati ad intervenire. In particolare ce n'è una di Nicola Porro, vicedirettore del Giornale, nella quale dice a Sallusti: "Adesso ci divertiamo, per venti giorni romperemo il cazzo alla Marcegaglia come pochi al mondo!", aggiungendo di aver spostato i giornalisti da Montecarlo a Mantova (città dove ci sono gli interessi industriali e familiari della Presidente di Confindustria). Il dossier è stato bloccato - sempre secondo quanto risulta dalle intercettazioni e dalle indagini - solo perchè Marcegaglia, quando ha saputo del dossier, ha interessato il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, il quale a sua volta è intervenuto con il Presidente del Consiglio SIlvio Berlusconi, che ha provveduto a fermare i giornalisti. In questa maniera ha evitato che la minaccia dei giornalisti ("Ritratta quello che hai detto di negativo sul premier o pubblichiamo il fascicolo").Questa ricostruzione poi è stata confermata dalla stessa Marcegaglia, che è stata sentita dai magistrati due giorni fa come "persona informata dei fatti".
Il Pdl e il Giornale si scagliano contro i magistrati, con ironia e sarcasmo. Per esempio come ha fatto Vittorio Feltri, direttore editoriale del quotidiano berlusconiano: "Siccome non abbiamo fatto niente di strano non riesco a capire da cosa parta l'ordine di perquisizione e tutto il resto. C'è questo fatto della Marcegaglia, ma mi sembra tutto una sciocchezza. Ci gioviamo di questa iniziativa per farci un po' di pubblicità". O come Fabrizio Cicchitto, vicecapogruppo del Pdl: "La Procura di Napoli sta dando il suo contributo alla libertà di stampa perquisendo 'Il Giornale' e alcuni giornalisti. Siamo molto curiosi di vedere le reazioni di coloro che sono mobilitati per il disegno di legge sulle intercettazioni. Siamo ancor più curiosi di capire le ragioni e le conseguenze di una iniziativa che ha aspetti devastanti". Ma c'è anche chi usa toni più duri come quelli di Gasparri: ''Leggo esterrefatto le notizie che
riguardano la perquisizione nella sede del Giornale. Mi auguro che chi dice di difendere la libertà dell'informazione faccia sentire forte la sua voce''. E' intervenuto anche il Cdr del Giornale, con Felice Manti che ha detto: "Questa operazione arriva in un clima di veleno e fango che sono stati sparsi sul nostro giornale per alcune inchieste scomode documentate dalla prima all'ultima pagina. Ma il Giornale si batterà perché la verità venga fuori. Per i colleghi vale il principio di innocenza e solo la magistratura potrà chiarire se c'è stato un dossier o meno".
Anche il segretario della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Franco SIddi, ha detto la sua: "Grave inquietudine per quanto sta accadendo, Pur nel rispetto del lavoro dei magistrati, non vorremmo che gli interventi in atto assumessero i caratteri del controllo preventivo sulla stampa".

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di Antonio Rispoli
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