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PERSE LE TRACCE DEL 'FANTASMA' SETOLA


PERSE LE TRACCE DEL 'FANTASMA' SETOLA
12/01/2009, 18:01

Una fuga per oltre un chilometro nelle fogne di Caserta, per poi uscire alla luce del sole attraverso un tombino, rapinare un’automobile pistola in pugno e poi dileguarsi, ancora una volta. E’ sfuggito alla cattura per un soffio il superlatitante Giuseppe Setola, il sanguinario boss dei Casalesi. Nel suo rifugio, i carabinieri hanno trovato tutto il necessario per sopravvivere ad una latitanza che di giorno in giorno si fa sempre più difficile. Braccato, Setola aveva comunque previsto tutto per la sua fuga. Quando hanno fatto irruzione, i carabinieri del gruppo di Aversa e del comando provinciale di Caserta hanno scoperto una botola attraverso la quale l’uomo è riuscito a scappare. Nel piccolo monolocale, alcune lattine di Coca Cola, una bottiglia di profumo Cartier e la scatola vuota di un gioiello poi sequestrato dai carabinieri. Alla parete, un crocifisso, mentre sul comodino c’era “Alzatevi, andiamo”, il libro di papa Wojtyla. Nell’armadio una decina di camicie, un cappotto, qualche giacca sia invernale sia estiva e pantaloni per tutte le stagioni.  Setola, secondo le indagini, sarebbe stato avvertito da una sentinella del clan quando mancavano pochi minuti alle otto di stamattina. A quel punto, con i carabinieri a pochi metri, si sarebbe infilato nella botola e sarebbe scappato da via Nuova Cottolendo fino a via Nunziale Sant’Antonio. Lì con un bastone ha aperto un tombino al centro della carreggiata, è sbucato fuori e, pistola alla mano, ha rapinato un’Alfa 145 ad una donna e si è dileguato subito dopo, probabilmente a bordo di un’altra automobile “sicura” fornita dai suoi complici. Giuseppe Setola evase lo scorso anno da una clinica di Pavia, dove era detenuto agli arresti domiciliari per problemi agli occhi, e secondo le indagini trovò rifugio tra l’agro aversano ed il litorale domiziano, dove attualmente conta numerose coperture. Chiamato dai pentiti con mille nomi (il finto cieco, il cane sciolto, il criminale psicopatico), è riuscito a riorganizzare il ramo dei Casalesi che fa capo al boss Francesco Bidognetti, “Cicciotto ‘e mezzanotte”. Nel suo percorso non si è mai fatto scrupoli: agguati, vendette trasversali, fino alla strage di Castelvolturno in cui furono massacrati sei immigrati a colpi di Kalashnikov. Setola ha riaffermato la propria presenza e quella della cosiddetta ala stragista dei Casalesi, ha seminato terrore imponendo estorsioni a commercianti ed operatori commerciali in una vasta area del casertano compresa tra l'agro aversano e quella del litorale, ai confini delle province di Caserta e Napoli.

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di Nico Falco
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