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Le cisterne contenevano più petrolio di quanto consentito

Petrolio nel Lambro: indagato l'ad della Lombarda Petroli


Petrolio nel Lambro: indagato l'ad della Lombarda Petroli
02/03/2010, 11:03

MONZA - Sono stati tanti i cormorani e gli altri uccelli che si sono appoggiati, come è norma, per loro, sulle acque del Lambro e del Po, in questi ultimi giorni. E sono tutti uccelli la cui vita sta per finire, avvelenati dagli idrocarburi che permeano l'acqua del fiume, anche dopo che è stato apparentemente pulito. Gli idrocarburi, contenuti nell'acqua che questi uccelli hanno bevuto, li avvelenano lentamente, fino all'accumulo nel fegato, che poi smette di funzionare, condannandoli a morte. E nessuno dei volontari, che pure hanno provato a catturarli, è riuscito a farlo, per cercare di curarli. Questa è solo una delle conseguenze dell'inquinamento delle acque del fiume dopo che alla Lombarda Petroli una mano ancora ignota ha sversato nel fiume milioni di litri di carburante.
E una delle immediate conseguenze di questo episodio è stata l'iscrizione dell'amministratore delegato Giovanni Tagliabue nel registro degli indagati. Naturalmente non per responsabilità nell'apertura delle valvole, cosa su cui si sta ancora indagando, ma per violazione della cosiddetta "legge Seveso", che disciplina lo stoccaggio e la conservazione dei materiali pericolosi e inquinanti. In pratica è risultato che la Lombarda Petroli avesse dichiarato un quantitativo di carburante inferiore a quello realmente conservato, probabilmente allo scopo di pagare meno tasse e di avere di fronte meno adempimenti burocratici

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di Antonio Rispoli
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