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Senegalese, in Italia da 5 anni, ma senza documenti

Picchiata, derubata, violentata e rinchiusa al Cie: la storia di Adama


Picchiata, derubata, violentata e rinchiusa al Cie: la storia di Adama
25/11/2011, 10:11

BOLOGNA - Questa è la storia di Adama, cittadina senegalese, ma potrebbe essere la storia di qualunque extracomunitario. Arrivata clandestinamente in Italia nel 2006, ha cominciato a lavorare come operaia; rigorosamente in nero, dato che il datore di lavoro si rifiutava di regolarizzarla, trovando molto più comodo sottopagarla.
Poi un suo connazionale la conosce e la invita a condividere la casa che lui ha; in breve diventa il suo compagno. Ma è una persona violenta, che la picchia e la violenta. E se lei prova a dire qualcosa, lui la minaccia: se lei lo denunciasse, la legge Bossi-Fini la rimanderebbe a casa, mentre lui, con i documenti in regola, resterebbe qui, impunito.
Alla fine l'ultimo litigio, in cui lui, con un coltello la ferisce alla gola. Forse a quel punto è l paura di morire che la spinge a denunciare alla Polizia le violenze, fisiche e sessuali subite. Ma per prima cosa le chiedono i documenti. Lei non li ha, quindi non può neanche presentare denuncia; invece viene presa ed accompagnata al Cie di Bologna. Dove Adana è tuttora. E dove le viene negato tutto (come viene negato agli altri), compreso il diritto di avere un avvocato. Una richiesta in questo senso, avanzata a metà settembre, è stata soddisfatta solo a fine ottobre. Lo stato psicofisico della ragazza è facilmente immaginabile: shock continui l'hanno prostrata completamente.
Ed intanto c'è un datore di lavoro che l'ha derubata per quattro anni, negandole lo stipendio e sfruttandone la forza lavoro; e c'è un tizio che l'ha picchiata e violentata per quattro anni. E questi due delinquenti sono ancora in giro e continueranno ad esserlo, dato che la legge Bossi-Fini nega ad Adana ( e a decine o centinaia di migliaia di persone come lei) anche il diritto a denunciare di essere stati vittima di un reato.

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di Antonio Rispoli
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