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L’uomo si è rivolto alla Cassazione: questa non lo assolve

Picchiava la figlia che non sapeva il Corano: condannato


Picchiava la figlia che non sapeva il Corano: condannato
30/03/2012, 16:03

BOLOGNA - È stata confermata dalla Cassazione la condanna per maltrattamenti e lesioni aggravate nei confronti di un padre marocchino, che costringeva la figlia 12enne a studiare il Corano fino all’una di notte e la picchiava quotidianamente se non era in grado di ripetere a memoria i versi del testo religioso. Spesso i maltrattamenti avvenivano con un manico di scopa.
Inizialmente l’uomo era stato condannato dalla Corte d’Appello di Bologna, ma si era rivolto alla Cassazione per chiedere l’annullamento della condanna: la tesi da lui sostenuta era che i suoi comportamenti “si sarebbero svolti per finalità educative, in un contesto culturale e familiare di carattere rigidamente patriarcale”. In altre parole, il padre sosteneva di sentirsi legittimato ad agire da “padre padrone”, in relazione “al proprio codice etico – religioso di riferimento”.
I supremi giudici, però, hanno escluso che un simile comportamento del padre possa essere scusato, o comunque condannato in maniera più blanda, per via della diversa cultura dell’uomo. La Cassazione, quindi, ha dichiarato il ricorso inammissibile e il violento uomo è stato così condannato. In questo modo la sesta sezione penale ha convalidato la decisione della Corte d’Appello di Bologna del 2 marzo 2010, in virtù della quale il marocchino non rimarrà impunito.

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di Antonio Formisano
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