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Napolitano: "Non dimentichiamo"

Pio La Torre, l'uomo che spaventò la mafia, 31anni dopo

Boldrini: "Battaglie di La Torre ancora attuali"

Pio La Torre, l'uomo che spaventò la mafia, 31anni dopo
30/04/2013, 18:15

PALERMO - Era il 30 aprile del 1982, alle nove del mattino quando Pio La Torre, insieme a Rosario Di Salvo, stava raggiungendo in auto, una Fiat 132, la sede del Pci, di cui era segretario regionale. In via Turba, di fronte la caserma Sole, si affiancano alla macchina due moto di grossa cilindrata: alcuni uomini mascherati con il casco e armati di pistole e mitragliette sparano decine di colpi contro i due. La Torre muore all'istante mentre Di Salvo ha il tempo di estrarre la pistola e sparare in un estremo tentativo di difesa. A 31 anni di distanza dal delitto, per il quale il livello esecutivo è stato individuato ma i processi ai boss di Cosa nostra non hanno scritto tutta la verità, a Palermo è stato ricordato il sacrificio del parlamentare e del suo collaboratore. In un teatro Biondo gremito di studenti e con i familiari delle vittime si è svolta la manifestazione - promossa dal centro La Torre, guidato da Vito Lo Monaco - che si è conclusa con la recita L'omu curaggiuso: liberamente tratto da un testo di Vincenzo Consolo, a cura della Marionettistica Popolare Siciliana con la regia di Angelo Sicilia. Ad apertura è stato letto il messaggio del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: «Ancora oggi, a 31 anni da quel tragico evento, rinnovare la memoria e lo sdegno per quel vile assassinio significa riaffermare i valori di democrazia e di libertà solennemente sanciti dalla Carta costituzionale e su cui si fonda la convivenza civile nel nostro Paese». Parole che sono state accolte con un prolungato applauso dei giovani in platea. Un richiamo alla memoria delle battaglie politiche condotte da La Torre «incredibilmente attuali» sono state ricordate in un altro messaggio dalla presidente della Camera, Laura Boldrini. «La lucidità con cui comprese, prima e più di altri, che la lotta contro la mafia era anzitutto una sfida di civiltà e democrazia», ha sottolineato. «La Torre - ha aggiunto - aveva capito che la mafia la sconfiggi non nei tribunali ma nei feudi e nelle città. La sconfiggi se la metti in ginocchio, togliendo le risorse materiali». Eppure ha fatto notare: «tuttavia, se sequestro e confisca sembrano ormai funzionare, l'aspetto più difficile resta quello del riutilizzo. Che senso ha confiscare un bene, se poi resta morto, non da benefici alla comunità?». Ed è per questo che ha ammonito: «Anche se la nostra è una delle legislazioni più avanzate, oggetto di imitazione in Europa e nel mondo, oggi lo strumento va affinato». Momenti di commozione poi quando Franco La Torre, figlio di Pio e Tiziana Di Salvo hanno ricordato i loro genitori. «Ero consapevole del fatto che mio padre correva il rischio di essere ucciso e che lui avesse ritenuto accettabile il rischio per la responsabilità che si era preso, non per eroismo», ha detto Franco. «Mio padre era un ragazzo allegro - ha ricordato Tiziana - con la battuta pronta, gli piaceva viaggiare. Poi, qualche mese prima dell'attentato, cambiò per sempre. Non rideva e scherzava più come prima e diventò nervoso e sospettoso». Le loro testimonianza sono contenute nel fumetto La marcia di Pio, scritto da Nico Blunda, disegnato da Giuseppe Lo Bocchiaro e distribuito in una nuova edizione cartacea dal centro Pio La Torre, guidato da Vito Lo Monaco agli studenti. In mattinata prima di andare al teatro Biondo il sindaco di Palermo Leoluca Orlando ha partecipato alla cerimonia commemorativa sul luogo del duplice omicidio ed ha poi simbolicamente esposto uno striscione «No Muos a Niscemi» dal balcone del Palazzo monumentale di Pizza Giulio Cesare, sede dell'Assessorato alla partecipazione, «per ricordare l'impegno per la pace e contro le installazioni militari del leader del Pci».

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di Valerio Esca
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