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Dalla Toscana con furore

Pioggia di insulti per il cinese diventato cittadino italiano


Pioggia di insulti per il cinese diventato cittadino italiano
22/12/2011, 10:12

Prato. Il presidente del Consiglio comunale di Prato Maurizio Bettazzi ha pubblicato sul suo profilo di facebook una foto che lo ritrae durante la stretta di mano col neo-italiano Paolo Huang che martedì mattina ha giurato fedeltà alla nostra Repubblica negli uffici dell'anagrafe di piazza San Niccolò. Una foto, una semplice testimonianza volta a celebrare la cerimonia che si è tenuta per l’appunto nella sede dell’amministrazione. Ed è bastato un gesto così “innocuo” per scatenare una pioggia di commenti al vetriolo da parte dei cittadini sulla bacheca di Bettazzi. Si perché, accanto ad alcuni commenti di accoglienza e benvenuto nella nostra comunità, non sono mancati insulti e post quanto meno offensivi. «Ma che cittadinanza, ma che vada a (…) e ci rimanga», dice Alessandra Biondi. «Non mi piace, non sarà mai italiano», aggiunge Luciano Innocenti. «Che renda pubblica la denuncia dei redditi», scrive Fabrizio Benedetti, « Ma le tasse le paga? » attacca un altro utente del social network. C’è chi ha provato ad arginare la piena di messaggi ingiuriosi, come Maurizio Ciampolini, addetto stampa del sindaco Maurizio Cenni: «L'ignoranza è uno dei mali peggiori di ogni tempo e - così come il buonismo interessato o l'incapacità di una comunità di insegnare e far rispettare le sue regole - è foriera di intolleranza. Questo giovane ha compiuto un atto di grande coraggio. Ha rinunciato alla cittadinanza cinese, un bene prezioso ai giorni della globalizzazione, ma soprattutto ha fatto un passo avanti verso l'integrazione: merce rara nella sua comunità dove, almeno a Prato, vigono le regole di un sistema organizzato di illegalità che lo Stato italiano fatica a sradicare. Chi non capisce questo e si limita a borborismi di penna non è migliore di chi delinque ai danni di tutti noi che paghiamo le tasse». Paolo Huang ha 24 anni, da 12 vive qui in Italia, parla la nostra lingua correttamente, si è adeguato al sistema italiano e ha voluto prendere la cittadinanza per poter portare a degno compimento il suo processo di integrazione. Aver maturato una scelta così pregna di importanza per la sua stessa esistenza e per il suo futuro, poi in un clima che si è rivelato apertamente ostile e intollerante, non sarà certo stata cosa semplice. Il presidente Bettazzi però non ci sta, risponde per le rime sul social network e ha dato piena disponibilità al ragazzo per qualunque evenienza:«Gli ho dato anche il mio numero di telefono, dicendogli di chiamarmi se avesse bisogno di qualcosa. Questi attacchi mi dispiacciono molto». La triste vicenda che ha visto uccidere recentemente a Firenze i due senegalesi era solo il sintomo evidente di un paese, l’Italia, che si sta riscoprendo razzista? Eppure la memoria storica dovrebbe essere un valore preziosissimo. Il nostro passato di emigranti, puntellato da tanti funesti episodi di soprusi ed angherie a titolo xenofobo, non ci ha insegnato veramente nulla? Dinanzi a fatti come questi si capisce bene che l’idea di poter diventare un giorno tutti “cittadini del mondo” risulta a dir poco illusoria. Altro che globalizzazione.

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di Rosa Vetrone
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