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Il sindacalista ucciso da Cosa Nostra

Placido Rizzotto, Procura riapre il caso dopo 64 anni

Funerali di Stato, il nipote: "Avete infangato verità"

Placido Rizzotto, Procura riapre il caso dopo 64 anni
25/05/2012, 18:05

Placido Rizzotto fu rapito, ammazzato e gettato nelle Foibe a Corleone. Era il 10 marzo 1948 e Cosa Nostra giustiziò il sindacalista Cgil per il suo impegno a favore del movimento contadino per l’occupazione delle terre.
Con 64 anni di ritardo  la procura di Palermo riapre il caso: solo pochi mesi fa i resti di Rizzotto sono stati identificati comparandoli con il dna della sorella, mentre ieri sono stati celebrati i funerali a Corleone, presente anche il capo dello Stato Giorgio Napolitano. Ma dietro la riapertura dell’inchiesta non vi sarebbero nuove speranze di giungere alla verità: si tratterebbe, assicurano gli inquirenti, solo di “un atto tecnico” dopo l’individuazione dei resti. Ieri anche la leader del sindacato, Susanna Camusso, e i parenti di Rizzotto hanno chiesto la riapertura delle indagini.
Poche le speranze di fare luce su mandanti ed esecutori dopo più di mezzo secolo, piuttosto “ci aspettiamo la possibilità di ricostruire una visione di insieme. E poi, anche a distanza di tanto tempo, ci potrebbe essere qualche testimonianza da considerare utile, nei limiti ovviamente del possibile”, afferma il procuratore capo di Palermo Francesco Messineo. Qualcuno ha sollevato il dubbio che possa trattarsi di “archeologia giudiziaria” che a poco potrà servire: “Probabilmente sì – ha risposto Messineo -  ma è un atto doveroso”. Proprio ieri, dopo i funerali di stato, il j’accuse più pesante:  “Siamo finalmente riusciti a dare a mio zio una degna sepoltura. Ma abbiamo dovuto attendere 64 anni – ha sottolineato il nipote di Rizzotto, Angelo -  Si è preferito, infatti, insabbiare tutto”.


L’INCHIESTA E LE IPOTESI –  Le indagini, coordinate dal comandante dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, portarono all’arresto di Biagio Cutrupia, Vincenzo Collura e Pasquale Criscione che confessarono di aver preso parte al rapimento di Rizzotto in concorso con Luciano Liggio, anche se all’epoca non esisteva il reato di associazione mafiosa. Grazie alla testimonianza di Collura fu possibile ritrovare alcune tracce del sindacalista ma non il corpo. In seguito ritrattarono. E nel 1959 Liggio, Criscione e Collura furono assolti per insufficienza di prove, mentre Cutrupia venne assolto con formula piena. Nessuna verità, dunque, come per Capaci, per Borsellino, per tanti altri agguati di mafia. L’ipotesi degli inquirenti, ormai passata alla storia, è che il killer di Rizzotto fu Luciano Liggio, che si avvalse della complicità di Criscione, amico del sindacalista. L’ipotesi più accreditata vede don Michele Navarra, boss di Corleone, come il mandante del rapimento e dell’esecuzione, proprio a causa dell’attività sindacale di Rizzotto, in prima linea nel Partito Socialista e nella Cgil.  Unico testimone dell’assassinio fu Giuseppe Letizia, un pastore di 13 anni: venne scoperto e fu ritrovato il giorno dopo dal padre, mentre delirava. Portato all’Ospedale dei Bianchi, diretto da Navarra, riferì di un contadino assassinato durante la notte. Tanto bastò per decidere la sua fine: venne “curato” con un’iniezione letale, probabilmente sempre su ordine di Navarra. “Gli assassini di mio zio -ha ricordato ieri Angelo Rizzotto - furono assolti per insufficienza di prove, così come gli assassini di altri 47 sindacalisti uccisi dal 1946 al 1956.


NASCE OSSERVATORIO LEGALITA’ – L’emergenza mafie è più viva che mai, in un momento di forte tensione che non esclude la pista mafiosa dal recente attentato alla scuola di Mesagne. In un clima del genere La Flai Cgil inaugura un osservatorio nazionale intitolato a Placido Rizzotto presieduto dal magistrato Giancarlo Caselli. La presentazione dell’iniziativa ci sarà giovedì alle 11.30 a Roma, presso il Cafè de Paris. 
 

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di Gaia Bozza
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