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Polemica a Bologna: bimba condannata a non andare a scuola perché rom

la bimba è di etnia rom bolognese

Polemica a Bologna: bimba condannata a non andare a scuola perché rom
12/07/2011, 09:07

La Corte d’Appello di Bologna decide sul caso di una bimba rom di Parma e lascia spazio alle discussioni: in sintesi se non può andare a scuola non è vittima di un pregiudizio, bensì è il suo normale modo di vivere.

 

Lei, dodicenne, vive in un campo nella periferia della città. In prima media andava a scuola un solo giorno su tre. Gli assistenti sociali insieme alla Polizia municipale hanno testimoniato che viveva in pessime condizioni igieniche, in una famiglia con precedenti problemi con la giustizia. Il procuratore dei minori Ugo Pastore aveva chiesto di allontanare la piccola dal campo, facendo riferimento alle norme a tutela dei minori di diciotto anni dalla convenzione di New York al codice penale.

Il Tribunale ha però risposto negativamente a tale richiesta, e attraverso il presidente Vincenzo De Robertis ha dichiarato ufficialmente: << La condizione nomade e la stessa cultura di provenienza non induce a ritenere la sussistenza di elementi di pregiudizio per la minore >>. In pratica non mandare a scuola la figlia è per i genitori un normale comportamento legato alle loro origini. Farla vivere in condizioni igieniche precarie non è un pregiudizio sufficiente per cambiare la sua situazione.

Immediate le reazioni critiche verso il provvedimento appena preso dalla Corte d’Appello di Bologna: << La marginalità e la discriminazioni stanno aumentando giorno dopo giorno – sostiene Dimitris Argiropoulos, ricercatore a Scienze dell'Educazione e aderente alla Federazione Romanì che tutela i rom -  Il punto sta nella condizione economica difficile e precaria in cui si ritrovano tutti questi nomadi. Se un italiano è povero e non cura i figli, non si parla di origine italiana. Questo fa riflettere sul diverso tipo di trattamento a cui sono sottoposti i rom e l’ignoranza che domina ancora nel nostro Paese >>.

Colpisce il fatto che Bologna solitamente sia stata una città aperta al dialogo e alla diversità, in particolare durante il mandato dell’ex-sindaco Sergio Cofferati, che aveva promosso l'integrazione dei bambini nomadi nelle scuole locali. Anche Maria Amigoni, preside di una scuola di frontiera al quartiere Pilastro che ha accolto generazioni di rom, è fortemente delusa da quanto avvenuto: << Secondo me questa è una sentenza inconcepibile. La scuola è sempre stata e sarà un diritto per tutti.  I bambini al campo considerano la scuola oramai una parte della loro vita, me ne accorgo quando li vado a prendere quotidianamente al campo. Nelle situazioni peggiori noi segnalavamo ai servizi >>.  L'avvocato Mario Giulio Leone, ex commissario dell'Opera Nomadi, non può nascondere la sua amarezza:<< Io sono stato tra i primi sostenitori dei rom a scuola, e questo decreto non posso fare altro che condannarlo. D’altra parte mi preme ricordare che i rom necessitano di una migliore integrazione e assistenza sociale, affinchè si possano inserire più facilmente nel sistema e nella comunità >>.

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di Costel Antonescu - www.telenews.ro
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