Cronaca / Sanità

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Chiuso il reparto di Rianimazione: non è sicuro

Policlinico, 1000 euro al giorno per controllare l'ascensore


Policlinico, 1000 euro al giorno per controllare l'ascensore
04/03/2010, 01:03

NAPOLI – Reparto di Rianimazione chiuso perché pericoloso, e montacarichi ‘guardato a vista’ con un costo che va a gravare su un bilancio già disastroso. Nessuna buona notizia arriva in questi giorni dal Policlinico di Piazza Miraglia, a Napoli.
Dalla mattina del 2 marzo, si legge in una nota del sindacato Rdb, il reparto di Rianimazione del Policlinico Primo è stato chiuso. I pazienti sono stati trasferiti, le chirurgie affronteranno solo le urgenze. E’ stato già effettuato un sopralluogo, da parte del direttore sanitario Alfano, dell’ingegnere Cerotto e del capo dell’ufficio tecnico Muratti, per valutare i tempi e i costi dell’intervento necessario per ripristinare il reparto in condizioni di sicurezza adeguate.
Dello stato della Rianimazione aveva parlato diffusamente il sindacato Rdb, che si era soffermato sulla situazione inaccettabile dell’impianto elettrico del reparto. Il 19, il 22 ed il 23 febbraio, tanto per fare degli esempi, si erano verificati dei black out che avevano determinato lo spegnimento di alcuni apparecchi ventilatori. Solo l’intervento del personale sanitario, spiega ancora il sindacato, ha evitato che quei black out causassero disastri. Per l’Ufficio Tecnico dell’Azienda i malfunzionamenti erano da attribuire ad un trasformatore obsoleto, presente in reparto: un intervento per sostituirlo richiederebbe pochi giorni di lavoro.
Discorso a parte, quello dell’elevatore. Vecchia piaga del Primo Policlinico Napoletano. Ascensore unico, da utilizzare per qualsiasi mansione. Percorso sporco, percorso pulito, trasporto strumenti e vettovaglie. Trasporto utenti. Trasporto barelle, pazienti appena operati. Trasporto salme. Tutto quello che doveva spostarsi da un piano all’altro della struttura doveva obbligatoriamente passare in quel montacarichi che definire datato e difettoso sarebbe solo un generoso eufemismo. I guasti, denuncia l’Rdb, erano all’ordine del giorno.
Fin quando, tragedia annunciata, il 12 febbraio scorso: un paziente è rimasto bloccato per circa venti minuti nell’elevatore. I sanitari che erano con lui hanno continuato con la terapia, hanno immediatamente fatto sapere dall’ospedale, ma non c’è stato nulla da fare: l’uomo, una persona anziana di Caivano, è deceduta poco dopo. Sull’episodio indaga la magistratura.
Da quel giorno l’ascensore è stato sottoposto a sequestro giudiziario. Non essendoci altro modo per spostare barellati e strumenti da un piano all’altro, però, può egualmente essere utilizzato. A patto, ovviamente, che si tratti di emergenze. Ed a questo punto entra in gioco il sistema di controllo escogitato dall’amministrazione in questo periodo transitorio, mentre chi di dovere indaga sull’efficienza del montacarichi e sui disagi ad esso collegati.
Per appurare che l’ascensore venga utilizzato soltanto per il trasferimento di pazienti in barella (e non, per esempio, dagli utenti) ci sono dei tecnici, che hanno il compito di azionare o meno il meccanismo. Tre di giorno, uno di notte. Per un costo che si aggira, secondo calcoli fatti dall’ Rdb, intorno ai mille euro al giorno.
Ovvero, trentamila euro al mese. Una spesa veramente impressionante se si pensa, sempre secondo dati forniti dal sindacato, che la spesa per un nuovo montacarichi si aggira sui 100mila euro.

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di Nico Falco
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