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Politiche sociali, Gesco precisa: «Nessuna convenienza particolare, noi gestiamo appena l’8% dei servizi»


Politiche sociali, Gesco precisa: «Nessuna convenienza particolare, noi gestiamo appena l’8% dei servizi»
24/08/2011, 15:08

Napoli – «La spesa sociale andrebbe riqualificata, non cancellata. L’amministrazione comunale non può pensare di garantire servizi socio-assistenziali efficienti e, allo stesso tempo, di farlo a costo zero. Organizzazioni sociali come Gesco non hanno alcuna particolare convenienza nel lavorare in convenzione con il Comune di Napoli, e fanno sacrifici enormi per coprire i costi del lavoro, pagare gli stipendi in maniera puntuale, fronteggiando le mille emergenze sociali di una città complessa come Napoli». Così Antonio Gargiulo, amministratore delegato del gruppo di imprese sociali Gesco, interviene nel dibattito sollevato dagli interventi a mezzo stampa dell’assessore al Bilancio del Comune di Napoli Riccardo Realfonzo.

«Spesso siamo stati additati come una sorta di soggetto monopolizzatore del sociale a Napoli – spiega Gargiulo – e quindi di combattere per l’aumento della spesa sociale solo per ragioni di calcolo. Per questo crediamo sia arrivato il momento di dire come stanno veramente le cose. Gesco trae ricavi dal rapporto con il Comune di Napoli per un totale di meno del 20% del proprio fatturato e gestisce appena l’8% del totale dei servizi socio-assistenziali esternalizzati dal Comune di Napoli, uno spazio minuscolo rispetto a quello di altre grandi organizzazioni sociali. Assurdo quindi pensare che ci sia una qualche convenienza, da parte nostra, nel lavorare con un’amministrazione cittadina che paga con ritardi di oltre 3 anni».

«Napoli investe la metà di altri comuni d’Italia per i più deboli – concludeGargiulo – non si può pensare, come fa l’assessore Realfonzo, che per evitare il dissesto si debbano cancellare le politiche sociali con un colpo di spugna, tirando in ballo la qualità dei servizi. Realfonzo pensi piuttosto a pagare i debiti con le organizzazioni sociali che ancora oggi continuano a garantire i servizi, e poi magari a discutere, insieme al terzo settore, di come riqualificarli».

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di Redazione
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