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Ancora una volta, un palese abuso delle forze dell'ordine

Polizia ferma 8 persone perchè contestano Berlusconi



Polizia ferma 8 persone perchè contestano Berlusconi
10/09/2011, 09:09

ROMA - C'è poco da fare: se c'è qualcosa a cui la Polizia è allergica è il rispetto delle leggi. L'hanno dimostrato ieri per l'ennesima volta. Un gruppo di ragazzi aveva deciso di contestare la presenza di Berlusconi all'Atreju 2011, l'incontro annuale organizzato dai giovani ex aennini che fanno riferimento al Ministro delle Politiche giovanili Giorgia Meloni. E quindi hanno esposto uno striscione (all'esternmo dell'edificio, quindi in una situazione di assoluta tranquillità rispetto alla manifestazione) che, richiamando la famosa telefonata tra Berlusconi e Lavitola ("Questo è un Paese di merda"), diceva: "Berlusconi la merda sei tu. Via da questo Paese".
Ma immediatamente, come dimostrano le immagini del TG3, c'è stato quello che probabilmente era un funzionario della Digos (in borghese e con una radio ricetrasmittente in mano) che ha chiamato un po' di poliziotti che hanno dato la caccia ai ragazzi che, vista la situazione, hanno cominciato a scappare. Ma per otto di loro non c'è stato nulla da fare: sono stati fermati (per quale reato? Con quale accusa? Lesa maestà?, ndr) dalla Polizia e portati in Questura.
Resta la gravità della situazione: fino a prova contraria, esiste la libertà di espressione. C'è scritto in Costituzione, l'articolo 21 ancora non l'hanno cancellato. C'è qualcuno disposto a spiegarlo alla Polizia, oppure dobbiamo continuare a vivere in quello che è un regime antidemocratico che impedisce la libertà di espressione? Perchè non è la prima volta che succede: ovunque, appena si espongono cartelli o striscioni contro il premier o il governo, subito intervengono le forze dell'ordine che strappano striscioni, distruggono cartelli, ed arrestano illegalmente chiunque sia nelle vicinanze. Il tutto senza che nessun magistrato si ricordi che nel Codice Penale il reato di abuso di potere ancora non l'hanno cancellato.

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di Antonio Rispoli
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