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Polizza obbligatoria sui disastri: un viaggio tra i pro e i contro


Polizza obbligatoria sui disastri: un viaggio tra i pro e i contro
14/06/2012, 11:06

La discussione sulla polizza sui disastri continua ad animare i dibattiti. In molti pensano che sia solo un provvedimento inutile e oneroso, ma se regolata con accuratezza potrebbe rivelarsi invece una soluzione interessante e funzionale.

È lo stesso Gabrielli a fare presente che lo Stato non è più in grado di fare investimenti sulle calamità naturali. L’assicurazione, dunque, sembra l’unica alternativa sostenibile, a patto che non diventi l’ennesima, odiatissima, tassa sulla casa. Anche Legambiente ha preso posizione in materia, dicendo che a livello teorico potrebbe essere un provvedimento intelligente, con alcuni dubbi però sul corretto comportamenti dei privati, che potrebbero sentirsi così autorizzati a non mettere in sicurezza le costruzioni, ad esempio adeguandole agli alti standard antisismici proposti.

In Francia però questa esperienza funziona e garantisce i cittadini nei casi di catastrofi naturali, obbligando gli enti locali a un piano di prevenzione locale ed esonerando le compagnie assicurative nel caso di edifici fuorilegge.

La questione è stata girata anche ad una società che da sempre si occupa di risarcimento danni, Giesse Gestione Sinistri, che ha espresso così il suo punto di vista: «La polizza obbligatoria contro i disastri potrebbe essere una possibile soluzione per le casse vuote dello Stato, ma dovrebbe prevedere la possibilità di un’azione diretta contro la compagnia assicuratrice nel caso in cui i danneggiati vogliano citarla in giustizio se, ad esempio, c’è disaccordo sull’importo da pagare. Esattamente come avviene oggi per l’RCA» aggiunge Bruno Marusso, uno dei soci fondatori dell’azienda che da anni si occupa di assistenza di persone che hanno subito un danno e ricercano giustizia, «la polizza, se correttamente gestita, potrebbe sviluppare una nuova cultura di legalità contro le costruzioni abusive, pena il non risarcimento. Nel caso però di edifici costruiti, ad esempio, senza rispettare rigorosi e aggiornati criteri antisismici, ma comunque con il regolare e necessario permesso delle autorità pubbliche, la copertura da parte dell’assicurazione dovrebbe valere in ogni caso».

Chi sbaglia paga insomma, e chi costruirà abusivamente, in caso di disastro (inondazione, terremoto, ecc.), non potrà contare su un indennizzo assicurativo (così come avviene in molti Paesi europei). «Naturalmente per incentivare la sottoscrizione di una polizza assicurativa -continua Marusso- si dovrebbe ridurre l’imposta sui premi assicurativi, attualmente tra le più alte in Europa, oltre a consentire di portare in detrazione sui redditi il premio pagato per assicurare la casa. In ogni caso lo Stato dovrebbe sempre restare garante, intervenendo in tutti quei casi nei quali una polizza non ci sia, sempre, beninteso, che non si tratti di abitazioni abusive, per le quali la copertura assicurazione/Stato non ci potrà essere».





Fonte immagini: Lapresse


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di Redazione
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