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Delusa dalla percentuale di sì, troppo bassa

Pomigliano: la Fiat progetta di tirarsi indietro


Pomigliano: la Fiat progetta di tirarsi indietro
24/06/2010, 09:06

POMIGLIANO D'ARCO (NAPOLI) - Ed ora, quale sarà il futuro di Pomigliano d'Arco? La domanda non è oziosa. Infatti la Fiat contava su una vittoria dei sì molto più ampia del 60% ottenuto al referendum interno alla fabbrica. In particolare, serviva la sconfessione del ruolo della Fiom, che può contare su circa 800-900 iscritti nella fabbrica. Sconfessione che non c'è stata; anzi. Gli oltre 1600 dipendenti che hanno votato no hanno dimostrato che le idee di questo sindacato hanno fatto presa anche tra coloro che non vi sono iscritti.
A questo punto è in dubbio l'esistenza dello stabilimento. Marchionne, particolarmente nervoso dopo i risultati del referendum, sembra intenzionato a tirarsi indietro su Pomigliano d'Arco: niente investimenti e niente Panda. Se si riuscisse a portare qualche altra linea di produzione, bene; altrimenti si può pensare alla dismissione dell'area. La Fiat infatti lamenta che con le regole attuali ogni macchina costruita a Termini Imerese provoca una perdita di 1000 euro, a Pomigliano di 500-600 euro. Le modifiche imposte dall'accordo servono a risparmiare all'azienda questi soldi e a rientrare delle spese eccessive; ma la Fiat non è disposta a fare questo in una situazione di conflittualità sindacale, quale potrebbe scaturire dopo questo referendum.
Insomma, il futuro di Pomigliano resta nebuloso. Ma la cosa grave è che il referendum rischia di essere stato completamente inutile, perchè comunque l'azienda potrebbe decidere di ritirarsi dall'accordo. E non è un caso che sia il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, che il Ministro al Welfare, Maurizio Sacconi, nelle dichiarazioni di ieri hanno invitato la Fiat a rispettare la sua parte di accordo.

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di Antonio Rispoli
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