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Preti pedofili: il Vaticano svolta e, per i casi certi, dice si alla giustizia ordinaria


Preti pedofili: il Vaticano svolta e, per i casi certi, dice si alla giustizia ordinaria
13/01/2010, 18:01

CITTA DEL VATICANO - Certo qualcuno potrebbe ragionevolmente osservare che, una svolta simile, la Chiesa poteva decidersi ad operarla un po' prima ma, un po' tutti, dovranno ammettere che un importante cambio di rotta (almeno negli intenti annunciati) l'organizzazione episcopale mondiale si avvia ad assicurarlo. Dopo l'inchiesta choc che ha coinvolto l'Iralanda del Nord e causato dimissioni eccellenti tra vescovi e cardinali a causa dell'enorme numero di abusi su minori registrati ed accertati dagli inquirenti, dal Vaticano arriva infatti un deciso monito: nessuna tolleranza nei riguardi dei preti pedofili e, qualora ci sia la sicurezza del reato, scomunica immediata e processo affidato direttamente ai tribunali civili.
Il prelato pedofilo, dunque, perderà ogni genere di privilegio e protezione e verrà considerato a tutti gli effetti un criminale comune; giudicabile non più solo dalla giustizia ecclesiastica ma anche da quella ordinaria.
Il rivoluzionario annuncio è stato rilasciato ieri dal dal cardinale prefetto della Congregazione per il clero
Claudio Hummes; incaricato da Benedetto XVI in persona di agire "con la massima severità" nei confronti degli appartenenti alla curia di qualunque grado e nazionalità che abbiano operato od operino abusi sui minori. Dunque niente più trasferimenti da un Chiesa all'altra avvenuti sotto una vergognosa omertà ed una spaventosa e spregevole complicità tra "uomini di chiesa". Contro la pedofilia il Papa esige tolleranza zero. Del resto, il porporato, in un'intervista rilasciata all'Osservatorio Romano, aveva addirittura confessato che "La dolorosa vicenda irlandese - per la quale tra l'altro alcuni vescovi si sono assunti le loro responsabilità e si sono fatti da parte - non può essere riferita a tutto il ministero episcopale".
Evidentemente, i retroscena emersi, sono stati così agghiaccianti ed abominevoli da scuotere (finalmente) la coscienza del Pontefice al fine di impedire che, in futuro, altre giovani vite potessero essere rovinate. Nonostante si tenti di sminuire il fenomeno dell'abusi sui bimbi parlando di "casi sporadici dovuti anche alla natura umana", la linea seguita dalla Chiesa appare in questo caso priva di ambiguità e scappatoie. Anche in Iranda, ovviamente, il Santo Padre ha voluto affidare l'ingrato compito di "pulizia" a due alti e fidati funzionari come il cardinale Sean Brady, presidente della Conferenza episcopale irlandese, e l'arcivescovo di Dublino
Diarmuid Martin.
Dal Vaticano, in ultimo, annunciano l'imminente invio di una lettera firmata dallo stesso Ratzinger per chiarire in forma scritta tutte le nuove ed imprescrittibili regole d'azione da osservare con i componenti della curia di cui si sia accertata la corruzione. Qualche dubbio sulle modalità d'indagine sicuramente resta ma, per ora, resta il fatto documentato che, per i prelati irlandesi coinvolti nell'inchiesta Murphy, la Chiesa ha previsto la strada della giustizia ordinaria.

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di Germano Milite
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