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Priebke e le Fosse Ardeatine: colpevole o salvatore?


Priebke e le Fosse Ardeatine: colpevole o salvatore?
06/10/2010, 17:10

In questi giorni una notizia ha colpito molti: Erich Priebke è stato esonerato dall'obbligo di tornare in carcere la sera e quindi è quasi (non del tutto, ha degli obblighi da rispettare) come se fosse un uomo libero. Naturalmente si sono rovesciati insulti, esplosioni di rabbia e peggio contro il giudice che ha preso questa decisione e contro lo stesso Priebke. Però ho visto anche una profonda ignoranza sull'episodio che lo vide maggiormente responsabile, l'eccidio delle Fosse Ardeatine. Vediamo un po' quindi di inquadrare esattamente cosa successe.
Innanzitutto Erich Priebke era nelle SS dove raggiunse il grado di capitano. Era a Roma il vice di Herbert Kappler, capo della Gestapo, all'inizio del 1944, quando l'Italia era sotto il controllo nazista. Vediamo prima la parte nota: il 23 marzo 1944 dei partigiani piazzarono una potente bomba in un contenitore dei rifiuti in un punto dove passava quotidianamente un battaglione di soldati tedeschi. La bomba esplose al momento giusto ed uccise 32 soldati, ferendone gravemente un altro. Per rappresaglia i tedeschi uccisero 335 persone, prese tra gli ebrei del ghetto e i detenuti a Regino Coeli, all'interno di una cava, le Fosse Ardeatine. E poi fecero saltare l'ingresso con l'esplosivo. Tutto qua? No. C'è una parte intermedia della quale nessuno parla mai. Quando riferirono ad Hitler dell'attentato, la prima reazione del dittatore tedesco fu l'ordine di di radere al suolo due quartieri di Roma, utilizzando le batterie di cannoni messe a difesa della capitale e le flotte di bombardieri (solo una sessantina di apparecchi, a dire il vero) presenti. Kappler dette il suo assenso, inizialmente, ma Priebke si oppose. Non avendo molti argomenti per giustificare la sua opposizione, usò l'unico che sapeva avrebbe fatto presa sul Fuhrer. Gli fece presente che bombardare la città avrebbe esaurito sia le scorte di munizioni dei cannoni che quelle di carburante e bombe per gli aerei. Per cui, se Hitler non fosse stato in grado di rimpiazzarle al più presto, punire i romani avrebbe significato sguarnire le difese di Roma. E quindi fece la controproposta: l'uccisione di 10 ostaggi per ogni soldato ucciso. Il dittatore tedesco accettò e quindi si decise di fucilare 330 persone (si considerò morto anche il sodlato gravemente ferito). Poi, per un errore dei soldati incaricati di andare a prendere i detenuti di Regina Coeli, alla fine le vittime furono cinque in più.
Detto questo Priebke è forse da santificare? Certamente no. Comunque fu autore di una strage di innocenti e per questo è stato giusto processarlo e condannarlo come è successo nel 1998, quando venne condannato all'ergastolo (tacendo, per carità di patria, su quello che fecero squadristi di vario tipo quando il primo agosto del 1996 il Tribunale militare lo assolse. Per la prima volta in Italia una sentenza è stata cambiata solo per non far scoppiare tumulti, una scena indecente in qualsiasi Paese civile). Ma le tante proteste che si vedono oggi dimostrano solo odio e rancore e nulla hanno a che vedere con la giustizia. I fatti sono del 1944, cioè di 66 anni fa. Priebke ha 97 anni, anche se gode di buona salute. Stiamo parlando insomma di fatti di un'altra vita. Per questo le reazioni scatenate da molti nell'apprendere che l'ex capitano delle SS ha la possibilità di muoversi da solo con una certa libertà (anche se sotto sorveglianza dei Carabinieri) sono inconcepibili.
Paradossalmente, costoro stanno adottando lo stesso comportamento che fece da substrato per la nascita del nazismo. Uno dei motivi infatti fu il revanscismo, la voglia dei tedeschi negli anni '20 e '30 del secolo scorso di fermarsi a guardare quello che era successo nella Prima Guerra Mondiale e non guardare al futuro. Ma allora era più spiegabile, erano passati pochi anni. Ma dopo oltre 60 anni, è da idioti guardare ancora al passato come se fosse una cosa attuale. Certo, bisogna imparare, ma apprendendo le lezioni giuste. Oggi ci sono tante Fosse Ardeatine. Certo, non con 335 morti ogni giorno, ma decine sì. Dove? In tanti posti: Iraq, Afghanistan, Palestina, Congo, Sudan, ecc. Ma nessuno protesta, per queste cose. Il che dimostra che dall'episodio del 1944 non abbiamo imparato nulla

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di Antonio Rispoli
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