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Condanne più dure per il personale della Cia coinvolto

Processo Abu Omar: Pollari non è giudicabile


Processo Abu Omar: Pollari non è giudicabile
15/12/2010, 19:12

MILANO - Durante il processo di appello per il rapimento dell'imam egiziano, Abu Omar, la corte di Milano ha deciso che l'ex capo del Sismi, Nicolò Pollari e l'ex dirigente dei servizi, Marco Mancini, non sono giudicabili per la presenza del segreto di stato, confermando così la sentenza di primo grado. La vicenda riguarda il rapimento di Abu Omar nell'ambito di una cosiddetta operazione di "rendition", il suo trasferimento in Egitto, dove il religioso ha raccontato di essere stato torturato nel corso degli interrogatori e di essere stato detenuto per anni senza che gli venissero formalizzate accuse. All'epoca del rapimento, l'imam era imputato a Milano per terrorismo internazionale.
Risultano, intanto, più dure le condanne a scapito del personale della Cia coinvolto, a causa della revoca delle attenuanti generiche: i 22 agenti che in primo grado, nel novembre 2009 erano stati condannati a cinque anni, si sono visti aumentare la pena a sette anni, mentre la condanna dell'ex-capo della Cia a Milano Robert Seldon Lady, a cui era stata inflitta una pena di otto anni, è diventata di nove anni. I 23 funzionari dell'intelligence Usa sono stati inoltre condannati, come in primo grado a risarcire con un milione e mezzo di euro Abu Omar e la moglie. Gli ex agenti Pio Pompa e Luciano Seno sono stati condannati a 2 anni e otto mesi. In primo grado la condanna era a tre anni di reclusione per favoreggiamento. La procura di Milano aveva chiesto per Pollari una condanna a 12 anni di carcere, e di 10 per Mancini. "Questa sentenza restituisce dignità e onore a Pollari, il quale comunque sarebbe stato disposto a subire la condanna pur di non violare il segreto, da vero servitore dello Stato", ha detto Nicola Madia, il legale di Pollari, che ha sempre ribadito la propria estraneità ai fatti. Stamani intanto sono state stralciate le posizioni di Jeff Castelli, ex responsabile dell'ufficio della statunitense Cia a Roma e Ralph Russomando, funzionario Usa, per un difetto di notifica del decreto di citazione in appello: per loro il processo ricomincerà daccapo.

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di Tiziana Casciaro
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